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L’epopea del mio acquisto di una MTB

Sapevo che mi aspettava un giro dei soliti noti negozi, sapevo che avrei visto i soliti numeri dei rivenditori.

Dopo un po’ di ricerca in rete sono riuscito a decidere il modello di MTB che voglio acquistare, e dato che i prezzi dal web al negozio di differenza hanno poco e niente, comincio a farmi un giro di persona per vedere colori, taglie, disponibilità.

Mi sono fissato un budget di poco inferiore ai 1000 euro, non sono pochi per iniziare, ma neanche molti per avere un mezzo discreto e senza compromessi, che non sembri una bici da supermercato o da bottega sotto casa per intenderci.

Primo negozio: passavo per caso per degli accessori, visto che ci sono chiedo. Telai e bici di marche mai viste, alcuni anche accattivanti esteticamente e in carbonio, ma montati da cani come componenti. E’ la mia prima MTB seria posso dire, ma di componenti credo di capirne ancora qualcosa. E i prezzi sono esorbitanti, andiamo dai 1200 ai 3000 euro, per bici che appunto non ho mai sentito parlare e ricoperte di polvere.

Secondo negozio: chiedo che cosa offrono come MTB su una determinata linea di prezzo, essendo un amico uno dei due soci del negozio mi fa vedere un modello un pò più costoso ma con un notevole sconto arriviamo nel range di prezzo da me deciso. Parliamo però di una bici di una nota marca di biciclette da città di cui non farei il nome, e sinceramente infilarmi in mezzo al bosco tra Cannondale, Specialized e via dicendo con un ferro del genere non mi sembra proprio il caso. Inoltre vedo attacco manubrio e reggisella Zoom, e qualche altro compromesso qua e la. Ed ecco che parte la filastrocca carismatica del venditore: “No sai, questo è un marchio che esiste da 100 anni, questi ti danno la qualità, non come xxx che paghi il nome e poi non ti da nulla, quelle sono bici per fighetti..” 1. La bici che avevo adocchiato inizialmente su quella cifra offre molto di più, quindi direi che non si paga solo il nome, o forse i 100 anni della tua si fanno pagare di più. 2.La bici che mi stai proponendo ha i colori di una Bottecchia che ha un ragazzino delle medie che usa per andare a scuola. Ci penserò, grazie e ciao.

Terzo negozio: rivenditore della marca che avevo adocchiato, il prezzo è buono, ma c’è un problema: sono tedeschi. Tedeschi di qui, ma tedeschi duri, di quelli che se sei italiano potrebbero non rivolgerti neanche la parola, e parto da casa già scettico sulla cosa. Non sono razzista, vivo in Alto Adige da quando sono nato, lavoro in un azienda tedesca, ho clienti tedeschi tutti i giorni e ho imparato il tedesco necessario per lavorare e lo miglioro di giorno in giorno, ma appunto vivendo in questo ambiente ho capito che ci sono tedeschi e tedeschi, appunto. Il negozio è imponente e si divide in 3 piani, dove vedo il modello e il colore che vorrei, me la guardo, la tocco, ci smanetto, ma non arriva nessuno. Un commesso sembra impegnato con due ragazzini più a chiacchierare che per servirli come clienti, e l’altro sta seduto in scrivania davanti al computer come se dovesse firmare un contratto milionario con un cliente. Insomma sto mezz’ora li fermo ad aspettare e comincio a credere di essere trasparente. Si vede che i soldi italiani come dicevo prima gli fanno schifo. No dai, facciamo finta che i commessi erano realmente impegnati, passerò nuovamente la prossima settimana, se non prenderò la bici almeno uscirò di li con le idee chiare sulla taglia esatta da ordinare.

Quarto negozio: Piccolo botteghino ambizioso in una valle del Trentino, scritte colorate, grafiche eccentriche e modelli accattivanti esposti lo fanno sembrare un negozio importante, ma scambiando qualche parola con il commesso l’ultima volta che ci sono stato non mi ha dato proprio questa impressione. Vabbè, sul loro sito hanno quel modello, quel colore e a quel prezzo. Quindi mi tiro giù l’indirizzo email e gli scrivo chiedendo appunto la disponibilità ed eventuali tempi di consegna, insomma, se ce l’avete vengo, la pago e me la carico. No, non risponde. Credo che i commenti sul saper vendere a questo punto diventato più che superflui.

Ho evitato altri negozi locali dato che mi sono impuntato ormai su questo modello, ma proverò comunque a passarci a titolo informativo, giusto per aggiornare il post.

Per avere questo modello rimangono un negozio a 20 km da casa mia e due siti online che spediscono gratuitamente e tutti e tre hanno lo stesso prezzo, la missione di ora è scoprire la taglia giusta per me, dopodichè dato che il prezzo è uguale da tutti facciamo che chi si comporta meglio venderà una bici in più questo mese!

Ovviamente sarete aggiornati, pubblicherò il nome del negozio da cui acquisterò la bici e il modello una volta comprata!

L’orgoglio del ciclista.

Metto a punto il gazzetta per il classico giro del sabato, tendo la catena, controllo che tutto sia ok, e parto. Mi vesto anche da fighetto perchè oggi credo di farmi un giro per negozi. Invece no. Sento che la gamba sta bene, il fiato anche, vedo passare due ciclisti lanciati e mi ci attacco dietro, li passo ben presto, e visto che ormai sono partito attacco il GPS e mi faccio il solito allenamento. Senza guanti, maglia svolazzante, scarpe inopportune. Giusto per provare il 49/17 sulle lunghe distanze. Difatti ci si pesta bene, almeno in pianura o quando non c’è vento contro, altrimenti è una tortura. Faccio il giro di boa al solito ponte e torno indietro, trovo un altro gruppetto di 3 ciclisti che mi sembrano abbastanza lanciati da tirarmi un po’. Mi attacco per un paio di km, poi vedo che il primo molla e gli altri due rallentano, così azzardo e passo.
Non l’avessi mai fatto.. Sento vociferare minacciosamente dietro di me, e aumentano il passo per starmi dietro. Bene, almeno per 1km, poi comincio a cedere anche io, 110 pedalate al minuto sono troppe per uno fuori allenamento come me. Dopo un pò passano, il secondo mi affianca, mi guarda, lo guardo, e comincia a provocare: “allora, sta bici non va di più?” con palese accento tedesco. E io: “ciccio, non ho il cambio non lo vedi?” e risponde in tono arrabbiato: “non hai il cambio, non hai freni, quella bici non pesa un caXXo, dovresti andare più veloce”, non rispondo per risparmiare fiato che è agli sgoccioli, ma con le labbra pronuncio qualcosa con quasi sole consonanti del tipo “ngul a mammt!”.
Li lascio andare avanti, un centinaio di metri, riprendo fiato e proseguo con il mio passo. Quasi verso la fine li ritrovo perchè hanno rallentato notevolmente, ovviamente passo simulando una faccia tra lo stufato e il divertito, e vado via lanciato. Dopo un pò quando sono quasi a casa mi raggiunge, si affianca e mi dice “guarda, oggi ho fatto 178 km!”, e io: “bravo, io 20, ma senza mai smettere di pedalare”, e lui “ah io senza smettere di pedalare ne faccio anche 100!”, lo lascio andare avanti e devio verso casa. ‘Ngul pure a te.

E’ ora di essere cinici. Ma tanto.

La galleria degli orrori esiste già, e l’avevo presa un pò della serie “al mondo esiste tutto”, ma solo ultimamente mi sono reso conto di come all’estero, nei paesi orientali soprattutto, queste schifezze esistono davvero, e ne vanno pure fieri!
Come ho già detto, qui in Italia siamo un pochino più “educati” e standardizzati per come montiamo le nostre bici, ma li è da dire che sono proprio lasciati allo stato brado.
Non voglio fare l’italianofilo, sia chiaro, ma cominciare a vedere che c’è gente che comincia a copiare i gli accorgimenti adottati telai italiani o comunque occidentali più famosi per poi creare delle bici senza criterio senza capirne la funzionalità comincia davvero a dar fastidio.
Visto che ormai abbiamo il dito nella piaga rigiriamolo. Sono stato taggato su FB in questa foto.

E dopo una miriade di notifiche di commenti di apprezzamento in malese, indonesiano ecc ho sbroccato e ho mollato la mia rispostaccia, in italiano, fisto che non ho chiesto io di essere taggato nella foto.
Perchè mi devi copiare il colore del laser su un telaio che è poco più di un rottame che spacci per una bomba?
Ha geometrie talmente rilassate che sarebbero addirittura troppo per costruire un chopper per J-AX
Eccola montata

Questo è solo un esempio. Negozi con il profilo su FB, buttano fuori un nuovo telaio e taggano random un tot di gente, e tutti lasciano apprezzamenti senza capire effettivamente una cippa di bici e di telai.
Per la sopravvivenza della decenza, per carità, supportiamo il made in Italy!!