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Stop. Pedivella disfatta

Il progetto Trasher si stoppa per colpa di una grave sfilettatura causata dal perno del pedale sulla pedivella, perchè in fase di montaggio non lo avevo stretto a dovere.
Continuo ad alimentare il mio disappunto sulla scarsa qualità delle guarniture Lasco.
Finchè quindi non salta fuori una nuova pedivella mi dedicherò a fare un inventario del materiale che mi ritrovo in garage..

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The History of My Bike Pt.7 – It’s Finish Finish!

Una settimana di ferie da solo, senza sole e senza nient’altro da fare, l’ideale per mettere a posto quel dannato colore del telaio, cosa che ho fatto e potete vedere nel post precedente. Sarebbe stato oro se il resto del materiale sarebbe arrivato in modo da montare tutto e avere qualcosa anche da fare in quei giorni tanto inutili.
Niente da fare, quando torno al lavoro lunedì trovo i due pacchi sul banco, e il collega si giustifica di non avermi chiamato dicendo che non aveva tempo, lasciamo stare.
All’appello abbiamo tutto quindi, sella, pedali, nastro manubrio e serie sterzo sono arrivati, ora non resta che montare tutto. Corro a casa in pausa pranzo, invece che sedermi a tavola mi scaravento in garage e monto tutto, lascio la sella per ultima, ma quando faccio l’ultimo giro di brugola al collarino sella sento plic, plic.. No. Vacca boia, NO! Comincia a piovere. E di brutto. Gira e rigira il maltempo mi ha permesso solo di fare qualche foto per poi ricominciare la sua festa, che è finita venerdì.
Per la location delle foto avevo mille idee in testa, ma poche erano raggiungibili senza bagnarsi, quindi opto per il posto più vicino a casa!


The History of My Bike parte 6 – Ricominciamo

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Così non si poteva andare avanti. Il colore c’era, ma visto da vicino era orribile, poco omogeneo e naturale, per non contare dei punti in cui era rovinato.
Mi informo per vari carrozzieri, dopolavoristi, verniciatori, fabbri vari, e niente da fare, meno di 150 euro non ci mette le mani nessuno. Così decido di arrangiarmi nuovamente, con il terrore addosso di andare a combinare altre cavolate.

Svuoto la mente da ogni progetto, dato che ho cambiato idea sul colore già 10 volte. Ho tutti gli accessori neri e cromati, un colore qualsiasi va bene, quindi torno al colorificio e decido di farmi stupire. Trovo come da progetto originale un bel rosso metallizzato in bomboletta, che così a pensarci su due piedi non promette bene, ma dopo una prova su un campione mi lascio convincere, e invece del classico fondo, decido per un fondo antiruggine-primer-colore-antibomba all-in-one di colore rosso, nel caso dovesse scheggiarsi il colore originale.

Però il problema principale è la sverniciatura, quindi mi faccio smollare un mezzo chilo di sverniciatore, sperando di avere l’effetto bomba della prima volta, ma come immaginavo, il colore che ci ho buttato su è troppo (quasi 2mm) e quindi lo sverniciatore serve solo a indebolire lo strato di colore, che devo rimuovere con la spatola, e poi con un litro e mezzo di nitro e tanto olio di gomito ho dovuto rimuovere il resto, tornando al vecchio cromato del telaio.

Tra l’altro ho sventrato la guarnitura nel tentativo di smontarla senza usare l’attrezzo, per poi arrendermi e andarmelo a comprare.. vediamo se con il dremel riuscirò a rimediare..

Passo il fondo con molta cautela e poi via la prima mano di colore, mi invento un nuovo gioco di parti cromate, modesto e piuttosto classico, con l’intento di non far capire che è verniciata in casa. Ora sorge un solo problema, un punto dove ho stuccato ha il colore ancora fresco, probabilmente sotto non si è ancora asciugato, e queste sono le classiche cose che ti fanno rovinare tutto. Ci passerò con il phon per farlo asciugare, sperando che funzioni.

Alla fine di tutto ci metterò una bella mano di lucido protettivo, perchè davvero, questa è l’ultima volta che intendo verniciarla, e quindi deve durare. Starnutisco brillantini, fate voi.

Il problema però è che per rimontarla mi conviene aspettare la serie sterzo che ho ordinato, della quale non ho notizie, per non parlare della sella e del nastro manubrio che sono 2 settimane che vagano senza meta, e comincio ad avere i miei dubbi che arriveranno mai..

History of My Bike parte 5: Primi giri in fissa, aspettando che arrivi il resto.

Ci credevamo proprio tutti che avrei avuto la pazienza di aspettare che arrivassero i pezzi da mezza Europa con la bici smontata in garage!
Così una volta che sono riuscito ad avere il minimo indispensabile per mettere il mezzo in strada ho messo tutto insieme e l’ho resa ridabile!
Colorazione color schiuma di cappuccino a dir poco improbabile, nastro manubrio provvisorio attaccato quasi a caso, pedali devastati, movimento centrale e serie sterzo che chiedono pietà, per non contare la sella del mercatone uno!

Ma il concetto della bici fissa c’è, funziona, gira, tira, anche se con qualche vibrazione qua e la, ma funziona.

Da qui a 2 settimane, carrozziere permettendo esteticamente sarà tutta un altra cosa, e anche meccanicamente, quindi visto che il cambiamento è così radicale direi di usare intanto il mezzo come provvisorio.

Prime impressioni del girare in fissa: giro in garage, senza gabbiette e cinghiette, quasi tranquillo, 3 pedalate e sono in fondo alla corsia, la bici tira che è una meraviglia, ed è anche leggera.
Faccio un giro fuori, al primo tombino mi alzo dalla sella per ammortizzare il colpo, ed è la prima volta che lo scatto fisso mi coglie impreparato.
Faccio una telefonata mentre vado, mentre cerco di rimetterlo in tasca cerco di fermare le gambe per poter facilitare l’entrata del telefono nei jeans, secondo strattone dallo scatto fisso, quasi finisco disarcionato.
Poi tutto fila liscio, le gambe si abituano, la schiena pure e i polmoni anche. Quelle che penso ci metteranno più tempo di tutte saranno le ginocchia, che le vedo parecchio sotto sforzo in fase di rallentamento, per questo mi devo aiutare con il freno.

La gente ogni tanto si gira a guardare la bici, forse per il colore insolito, gli amici che vedono notano subito l’aspetto minimale della bici, altri chiedono, altri no. Tutto nella norma.
Piccola impressione che credo di avere, girare con una bici vintage fa tremendamente figo con le donne, qualcuno può confermare? 🙂

The History of My Bike Parte 4 – The Parody

Man mano che mi sono ordinato i vari componenti qua e la in tutto il nord Europa, mi compiacevo tra me e me del fatto che per la prima volta ho fatto le cose come si deve.
Mai parlare troppo presto.

Verniciatura. Vado in colorificio, dove spendo una buona mezz’ora con lo scoppiato al bancone per spiegargli il mio progetto e lui con un solito (fa sempre così) e assurdo entusiasmo mi illustra e propone quello che secondo lui è meglio usare. Il progetto è un bianco metallizzato, non perlato, ma brillante, per non avere il solito bianco sanitario.
Niente da fare, loro non hanno colori metallizzati, quindi tocca ripiegare su un bianco che più bianco non si può, quindi sfruttando le mie conoscenze in sanitari altresì cessi, sfoggio le mie conoscenze di varie tinte di bianco, optando per un bel 9016, utilizzato per l’appunto nell’ambiente sanitario negli ultimi anni appunto per dare un aspetto più brillante agli accessori. Colore, primer extra lusso, mascherine, vasetto per la miscelazione, bastoncino. 45 euro.

Il compressore con pistola me lo vado a prendere da un amico, rendendomi conto in secondo tempo della sua fatiscenza. Vabbè, facciamolo.

Mi armo di abbigliamento da lavoro, occhiali (stavolta non mi freghi più), mascherina, giornali per non sporcare ecc.

Il problema principale è supporto per poter tenere il telaio, che consiste in un cacciavite infilato in un foro del cemento armato, che, come previsto e temuto, mostra presto i suoi limiti.
Poi arriva la pistola dell’EuroBrico, che prima va, poi non va, poi va a cannone e poi si blocca di nuovo, per non parlare della pressione che da il compressore, della serie se mi metto a soffiare io con tanto di asma andava meglio.

Ari-vabbè, con le vernici sono forte, vediamo cosa riusciamo a far venire fuori.
Riesco ad ottenere un risultato quasi decente, quando, a vernice quasi finita, tutto il giornale attaccato al muro appesantito dal colore comincia ad accartocciarsi intorno al telaio, tutto da rifare. Tocco, smano, ripasso. Sempre peggio.
Pulisco la pistola, faccio un mucchio con i gironali e butto via tutto.

Quando esco dal garage c’è una nebbia che sembra di stare a Rovigo alle 6 di mattina in una fresca giornata autunnale.

Ci riprovo: vado all’EuroBrico (tanto ormai) mi munisco di una bomboletta di bianco avorio e una di lucido trasparente, un pacchetto di mascherine e con 7 euro e 80 porto via tutto, socializzando anche con la cassiera.
Il risultato della verniciatura conferma il fatto che sono nato con la bomboletta in mano, do 5-6 passate di colore, altre 3 di lucido e direi che a parte gli errori che non sono riuscito a coprire della verniciatura precedente è un buon lavoro.

Lascio tutto li in ambiente asettico, parcheggio la macchina fuori per la notte e torno il giorno dopo a prendere il telaio per l’assemblaggio.
Una volta tirato fuori il telaio dalla macchina mi accorgo che con il caldo si è sciolto il colore e ho l’impronta del sedile sulla vernice (e per fortuna non il contrario).
Il meccanico della domenica vuole rifiutarsi di montarmi MC e SS con il telaio così, lo guardo come per chiedergli da quand’è che lui decide se vuole o non vuole fare un lavoro, e me lo fa.
Intanto arrivano pezzi qua e la, e montando tutto mi accorgo che è meglio cambiare il progetto e modificare dei colori.

Una parodia, la ciliegina sulla torta arriva quando monto i cerchi. Arriva finalmente il GLS che aspettavo con ansia da settimane, con gabbie, cinghiette, copertoni, camere d’aria e catena. Gabbie e cinghiette sono Brooks, niente di speciale, a saperlo prima me le compravo a metà prezzo o forse anche meno; i copertoni nel frattempo che sono arrivati ho cambiato il progetto e non me ne faccio più nulla; le camere d’aria hanno la valvola corta, questo succede a ordinare di fretta; la catena sembra buona, anzi, è talmente buona che rompo uno smagliacatena nel tentativo di accorciarla.
Vado a comprare due camere d’aria idonee, vado in quel negozio specializzato in bici da corsa citato nel post precedente, che mi spara 14 euro per 2 pezzi. Mentre pago impreco a voce bassa, il mio amico che mi guarda e ride.
Arrivo in garage, tutto contento, monto la camera d’aria dietro, la metto in pressione e la monto. Mentre cerco di smontare il copertone davanti mi accorgo che non è stato messo il nastro paranipple sul cerchio. Neanche il tempo di alzare la testa e pssssssst. 7 euro buttati.
Riprendi la scassona, vai all’altro negozio di bici prima che chiude, e prendi camera d’aria, cacciacopertone e un paio di nastri. Arrivato a casa mi accorgo che quel pirla mi ha dato un nastro solo.

History of My Bike – Capitolo 3: Lavorazione telaio e scelta componenti

Day 3. Ho la bici sottomano, ora so cosa mi serve, carta di credito alla mano e cominciamo: i cerchi con il mozzo flip-flop l’ho ordinato da Cicli Cornale di Vicenza, Guarnitura Lasco Pista su Ebay trovata per caso (la shimano nun se pò guardà), e copertoncini, camere d’aria, catena e pellame vario Brooks arrivano da un fornitore tedesco che pare abbia i prezzi più bassi al momento.

Ci vorrà più di una settimana prima che arrivi tutto, quindi c’è tutto il tempo di fare le cose bene e con calma. Sarebbe bello.
Svernicio il telaio con un prodotto che avevo snobbato fino a ieri, e mi sono accorto di una triste realta, che vi illustro:

Il telaio come potete vedere è completamente cromato sotto la vernice, e se non fosse stato che mi sono messo a grattare due giorni prima, avrei potuto sverniciarla con l’apposito prodotto, passare il lucido e farmi un telaio completamente cromato!
Ok, quello che è fatto è fatto, facciamo finta di non aver visto nulla e procediamo con il progetto. Apporto un pò di modifiche al telaio, stuccati i fori dei cavi e dei portaborraccia e via tutte le appendici inutili, come passacavi del cambio e gancetti vari, faccio fuori tutte le punte possibili del dremel.
Ora abbiamo un telaio bello pulito e minimale, peccato per il colore, me lo dirò sempre ogni volta che ci penserò.

History of My Bike – Capitolo 2: Pulizia generale & sverniciatura (Occhio per occhio..)

Il telaio arriva a casa, secchio d’acqua, spugna, fido Chante Clair e via a tirare a lucido ed eliminare qualsiasi impronta di ogni possessore precendente del mezzo.
Ci sono ingenti modifiche effettuate da terzi che mi saltano all’occhio subito, e prima di raggiungere un certo grado di esterefazione vedo di rimuoverli: piega nastrata con nastro isolante da elettricista, leve montate alla fine della piega con infilate a forza delle manopole in plastica dura da citybike. Inoltre abbiamo due orrendi adesivi della Levi’s e della Puma. Trentino = Pittarello.

Via tutto. Via i freni, via il cambio davanti e quello dietro. Mi imbatto nella catena, cerco un metodo agricolo per sganciare la falsamaglia senza l’apposito attrezzo ma rammento dopo qualche tentativo che è impossibile. Avvolgo tutto il paccetto catena e cambio posteriore in uno straccio e metto dentro un sacchettino legato al carro, mentre aspetto di procurarmi l’attrezzo, intanto non sporco.

Il telaio è messo bene in fin dei conti, ha un colore orribile, ma è messo bene. Si comincia con la carta vetrata, alternandola con il Dremel e il trapano, poco utili in questo caso.
Una volta grattata gran parte della vernice sul telaio mi infilo in testa di tagliare i due perni del vecchio cambio sulla canna inferiore, così che comincio. 3 dischi rotti e una scheggia in un occhio, che 2 giorni dopo mi farà la ruggine e mi costringerà a fare la splendida conoscenza di un dottore/oculista simpatico come un gatto attaccato ai maroni.
4 giorni con gli occhiali sempre addosso, anche al lavoro, mi sento una milanese nei negozi che fa shopping e se la tira.
La prossima volta metto gli occhiali..