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Marin Bear Valley SE – SE is for Street Edition!

 

Erano mesi che ci pensavo, anni che le guardo passare per strada rapito, decenni che ne sogno una. Ho trovato questa Marin che aspettava solo di essere accolta dalle braccia amorevoli di chi avrebbe saputo cosa farci.

Bear Valley SE del 93″, una medio gamma direi, anche se di quel catalogo era l’acciaio più leggero che Marin aveva prodotto. Le condizioni sembravano apparentemente buone, ma una volta smontata i 6 mesi al freddo e sotto la pioggia hanno cominciato a dare le loro difficoltà. Il proprietario precedente l’ha tenuta quasi totalmente originale a parte i pedali (ha messo degli orrendi BBB che si sono sfondati e inchiodati nelle pedivelle) e tolto le prolunghe manubrio, che avrei tagliato, sarebbe venuto fuori qualcosa di interessante.

Ho fatto un primissimo check up e l’ho messa su strada così com’era per capire dove mettere le mani. Dopo due settimane di utilizzo direi praticamente su tutto.

Smontaggio totale del mezzo quindi con un paio di problemi che mi sono dovuto ingegnare per risolvere, come un pedale e MC bloccati dalla ruggine nei loro filetti, e poi ho sverniciato tutto. Lo so, si poteva tenere originale, ma quando ho capito che conveniva tenerla così era troppo tardi, recupererò con un montaggio al meglio delle possibilità.

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Ho ordinato il quasi intero set di decals in colorazione nera opaca quando ancora non sapevo di che colore l’avrei fatta, nuovo reggisella più lungo (questo è da pakistano che vende rose), riser più largo ErgoTec e cornetti corti ma grossi sempre ErgoTec.

Ho tentato di verniciare per conto mio il telaio ma il risultato non è stato troppo  soddisfacente, almeno non più dopo che ho deciso di investire seriamente in questo progetto.

Dopo tre bombolette di colore diverse, una di sverniciatore, un litro intero di diluente e tanto olio di gomito sono riuscito a farla tornare al suo stato prima della verniciatura di fabbrica..

Ho trovato infine un carrozziere ragionevole e ne ho approfittato, appena mi ha detto il prezzo ho preso il primo furgone disponibile e gli ho portato il telaio.

L’idea era quella di rifare i colori originali ma invertiti, quindi telaio silver e scritte nere opache, ma all’ultimo momento mentre lasciavo il telaio al carrozziere mi è venuto il lampo di genio: forcella di colore diverso, tutto silver sarebbe sembrato cheap, mentre così.. più 90s!!

9 settembre, si sposa un amico, data significativa perchè è un mese esatto dal mio di matrimonio, quindi da oggi diventerà tutto più.. emozionante. Mentre mi faccio la barba mi chiama il carrozziere per avvisarmi che il telaio è pronto, quindi mi presento li un’ora dopo in giacca e cravatta prima di andare a prendere la consorte. Qualcosa mi dice che oggi sarò contento quanto lo sposo! Un’ora dopo arriverà in azienda il pacco con gli altri componenti che ho ordinato per finire il montaggio, che andrò sabato mattina a ritirare.

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Impossibile andare a dormire senza prima metterci le mani, quindi già in serata il telaio è già sulla scrivania per metterci su le decal, pronto per il montaggio della mattina dopo!

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Il montaggio è andato relativamente liscio, uniche eccezioni la serie sterzo (come al solito) che va battuta dentro con vigore se non si ha l’attrezzo apposito e il reggisella che fatica a rimanere fermo a causa probabilmente di qualche schizzo di vernice rimasto all’interno.

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In corso d’opera ho modificato molti componenti che volevo utilizzare inizialmente perchè mi sono accorto che non andavano poi così tanto bene, come ad esempio il riser oversize con stem moderno con adattatore (che mi è costato un sacco di soldi), o la sella che si è rivelata scomodissima, oppure i copertoni strada con skinwall sono stati messi da parte per far spazio a dei fantastici Michelin Run’r 1,40″.

Ho avuto anche dei problemi con il mozzo anteriore, faceva dei rumori ferruginosi e ho deciso di smontarlo, solo che aprendo la calotta delle sfere ho scoperto che è quasi impossibile rimetterla su senza adeguati attrezzi, e l’ho dilaniata. Ribaltando l’intero internet sono riuscito a trovare sfere e coperture nuove, ma non sono riuscito a montarle correttamente purtroppo.

 

La soluzione è stata quindi drastica, via raggi e vecchio mozzo per far spazio ad un nuovo mozzo XT, avrei potuto cambiare l’intera ruota, avrei potuto trovare un cerchio NOS uguale, ma ho preferito tenere l’originale e donargli dei raggi e mozzo nuovi, la pista frenante non è consumatissima, può secondo me fare ancora molta strada.

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Il montaggio prosegue con altre chicche come lo Shark Fin Shimano che sono riuscito a reperire a caro prezzo da Ebay, freni cantilever Tektro da ciclocross e pedali VP components ibridi.

Il risultato finale è affascinante, divertente e in fin dei conti straordinariamente normale: una bici che non da troppo nell’occhio, se non per chi ha un occhio attento, comoda, veloce e sileziosa, proprio quello che stavo cercando.

 

Questi nuovi freni regalano una frenata sensibilmente migliore rispetto ai cantilever tradizionali, i copertoni scorrono benissimo da farmi tenere la ruota di ciclisti amatoriali o bici elettriche quando sono in ritardo al lavoro e la posizione in sella è il giusto compromesso tra prestazioni e comodità.

La bici è solidissima, salire e scendere dai marciapiedi non le fa minimamente paura, e la sensazione che trasmette perennemente è di solidità ed efficienza, nonostante i suoi ben 25 anni!!

 

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Si riapre stagione..

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Lo so, un ciclista serio non dovrebbe mai aprire la stagione come non dovrebbe chiuderla, ma quest’anno tra una cosa e l’altra mi sono trovato così preso da mille stupidaggini e così svogliato da fermarmi totalmente da ottobre a febbraio, nonostante mi ero preparato a dovere con abbigliamento ed equipaggiamento.

Prima settimana di caldo di febbraio, non voglio sentire ragioni e mi tiro giù dal letto a stento, mi faccio un caffè ristretto e comincio a ravanare nel cassetto dell’abbigliamento outdoor per trovare qualcosa di semiappropriato da mettermi. Va a finire che tra i 3 mesi di rilassamento hanno avuto un grave effetto sul girovita e tra le taglie sbagliate mi ritrovo a dover tirare fuori il classico completo estivo abbinando un paio di magliette tecniche che uso per il lavoro e una tutaccia anni 90 come strato minimo di protezione dal freddo. Ci sono 15 gradi in città, ha nevicato una settimana fa e oggi c’è il sole, non è freddo ma neanche caldissimo, imbrocco la bici e parto.
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Ho montato dei copertoni sulla MTB ancora più sottili, sono dei Geax da 2 pollici soltanto, con un profilo molto scorrevole che ho voluto montare per l’utilizzo in città in questi due mesi mentre aspetto il mezzo nuovo (ah, non ve ne ho parlato? Aspettate qualche giorno..:D). Infatti i primi 7-8 km di asfalto per arrivare nel bosco li percorro molto tranquillamente, conoscendo le mie pessime qualità di scalatore per questa prima uscita mi sono prefisso un tempo massimo pari al doppio del miglior tempo che facevo quando ero allenato in piena stagione, e, con mia sorpresa, senza neanche scannare troppo vedo che sono riuscito ad arrivare alla mia “boa” con solo una decina di minuti di ritardo, calcolando che arrivato in cima ho cominciato a trovare neve e ghiaccio, e il bosco era un vero e proprio pantano, in alcuni punti pianeggianti la ruota si infossava a dal punto da fermarmi totalmente, richiedendo una prontissima cambiata a favore di un rapporto quasi ridicolo e un energico colpo di reni per uscire fuori dai guai.

Ho voluto completare tutto il percorso fino in fondo, senza farmi scoraggiare dalle pessime condizioni del terreno. Trovo addirittura un gruppo di 15enni in scooter in mezzo al bosco a cui auguro ad alta voce di tirare dritto al tornante, qualche famigliola che si avventura a piedi nel pantano e nessun altro, solo io, l’unico pazzo che si avventura in un bosco ghiacciato in bici.

Alcuni tratti sono ghiacciati ancora, altri hanno del ghiaccio sciolto che si mescola con il fango sottostante, e se c’è una cosa peggiore del ghiaccio è proprio questi due tipi di ghiaccio che si alternano di metro in metro sotto ai nostri pneumatici. Un momento di tenuta pessima e un altro subito dopo di infossamento, quindi spingi per uscirne ma devi stare attento a non sbilanciarti per la lastra di ghiaccio che arriva subito dopo. Unica soluzione è andare spediti senza paura e fidarsi del proprio istinto, e, con un bel po’ di fortuna direi, sono riuscito a completare tutto il mio classico giro.

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Una sensazione splendida è quella di aver vinto contro il fisico diventato pigro dopo l’inverno, contro la montagna, contro la neve, il ghiaccio e il fango, e contro il freddo. Prima di uscire di casa ho avuto la pessima idea di togliere i parafanghi, quindi mi ritrovo al minimarket sotto casa a comprare un po’ di zuccheri vestito con una tuta anni 90 sporca di fango,con la faccia stravolta a girare per gli scaffali, tanto che il commesso mi corre subito dietro a controllarmi prendendomi per uno zingaro, poi quando ha visto casco, occhiali e guanti ha capito..

Acqua, Terra e Fango.

Mi vergogno a dirlo ma  questo inverno ho fatto proprio l’italiano medio. Al primo freddo ho parcheggiato la bici in garage per favorire auto e scooter e di conseguenza fisico e portafogli ne hanno subito le conseguenze.

Il primo sabato di marzo ho deciso di darmi una smossa, breve pennichella dopo pranzo, caffè ristretto e via in sella, abbigliamento non proprio totalmente convenzionale, dato che l’invernale che ho acquistato l’anno scorso si è dimostrato inappropriato, così ho fatto un mescolone di roba da corsa, abbigliamento tecnico da lavoro e tutina della domenica, con tanto di pantalone infilato nel calzetto per non toccare sulla corona.

Essendo una gran giornata di sole tolgo anche i parafanghi, giusto per essere più sportivo, anche se non nutrivo molte speranze di arrivare in vetta (o meglio al punto dove solitamente mi fermo per poi tornare indietro) senza metterci almeno il doppio del tempo che ci mettevo quando ero allenato. Con un po’ di fatica e determinazione, invece, punto un rapporto e lo tengo per tutta la prima parte della salita, quella in asfalto su strada, che mi porta al paesino dove comincia il bosco. Sarà la temperatura di 10 gradi, sarà il rapporto forse troppo agile, ma non mi sento eccessivamente sudato e stanco, non mi sono neanche portato da bere, faccio due sorsi alla fontana e riparto.

Mentre salgo intanto penso che l’unico vantaggio che ho rispetto alle uscite precedenti potrebbero essere i copertoni, che ho ridotto di misura ulteriormente per poterli usare in città finchè non sarà pronta la bici da città, che sono appunto di soli 2 pollici contro i 2,2 pollici che avevo prima. Sembra quasi una bici da trekking con le ruote così sottili.

Sali sali e sali e mi ritrovo all’entrata del bosco. Fango, ghiaccio qua e la e nelle peggiori delle ipotesi ghiaccio e fango insieme, un miscuglio micidiale, perchè mentre uno ti fa incagliare la ruota, l’altro la fa scivolare. Oltre tutto per tutta la parte iniziale non c’è la ghiaia, inghiottita dal fango, e il terreno è tutto dissestato a causa di lavori in corso nella prima parte del bosco, quindi procedo con una certa cautela.

La cosa che rimpiango più di tutte è appunto aver tolto i parafanghi, mi sto infangando all’inverosimile, ma non voglio ne fermarmi ne tornare indietro, voglio fare tutto il percorso come se fossi in alta stagione. Il percorso infatti comincia a diventare sempre più difficile, arrivato in prossimità del primo lago che è per metà ghiacciato, si fa trovare una bella superficie di ghiaccio anche sul sentiero, che a volte è in pendenza laterale, un bel rischio di finire per terra, soprattutto quando ci sono radici o sassi da scavalcare, basta solo una mossa falsa per finire a terra senza rendersene conto. Ho fatto dei numeri da circo per non cadere e ce l’ho fatta, sono arrivato fino al solito posto dove faccio tappa e mi riposo un po’, ci sono dei giovani seduti su una coperta che se la raccontano, mentre dall’altra parte del lago c’è una coppia di giovani che si baciano a 10 metri dalla riva, sul ghiaccio.

E’ una bellissima sensazione essere di nuovo qui, il cuore batte forte per lo sforzo fatto, i polmoni si riempiono per bene grazie all’arietta frizzante e all’adrenalina che mi ha dato il percorso di oggi, mischiato alla sensazione di soddisfazione di avercela fatta senza troppi sforzi, infatti, guardando il gps, noto che ci ho messo solo pochi minuti in più del normale allenamento.

E’ ora di rientrare, rimonto in sella e con cautela rifaccio il percorso a ritroso facendo qualche variante per vedere in che condizioni è il bosco anche negli altri punti. Fantastico, questo posto è l’unico che mi trattiene dal fare le valigie ed andare a vivere da un altra parte, il solo sapere di poter prendere la bici e nel giro di un ora essere immerso nella natura a 360 gradi è qualcosa che potrebbe tranquillamente rimpiazzare una qualunque spiaggia per un amante dello sport di montagna.

Ovviamente al ritorno senza scendere dalla bici e senza scorciatoie si tira tutto fino alla fine, tirando nei soliti punti come avessi il diavolo alle costole, e più di una volta mi capita di infossarmi nel fango, dovendo scalare e pedalare energeticamente con dei rapporti ridicoli per venirne fuori, mettere un piede in mezzo a 15 cm di fango non deve essere una gran bella idea, motivo in più per uscirne il prima possibile. Ovviamente non contavo di uscirne fuori indenne, una volta ritornato sull’asfalto scendo dalla bici per vedere di che colore è diventata, e adesso capisco la soddisfazione che provano tutti quelli che vanno in ciclocross.

Altra cosa che ho imparato oggi: quando non hai voglia, non te la senti, non c’hai proprio passione.. Non pensarci, vestiti ed esci, vedrai che ti divertirai lo stesso!!!

Allora, come va sto MTB? Cube Acid 2012 – Semi-recensione

E’ un po’ il mio timore quando faccio acquisti di un certo peso, probabilmente è il timore di un po’ tutti: e se poi non la uso e la abbandono in garage?
Ecco, diciamo che sono passate circa 5 settimane da quando ho comprato la MTB, e, dai, insomma, ci sto andando. 5 uscite complete nei fine settimana, 4 parziali la sera dopo il lavoro, caricando la bici in macchina e facendomi solo l’ultimo pezzo di salita (farla tutta a quell’ora sarebbe stato impossibile), e, quando chiami qualcuno per uscire trovi quasi al volo, a differenza della fissa, dove la gente scarseggia sempre.
La cosa che mi preoccupa oggi è questa: ho un Cinelli Gazzetta praticamente nuovo in garage che contavo di usarlo solo per i giri in compagnia il fine settimana che si ritrova li a prendere polvere, e una scimmia di farmi una bici da downhill che mi batte sulla schiena. Il che vuol dire che se questa scimmia prenderà spazio nella mente malata che mi ritrovo potrò vedermi vendere lo scooterone e il Cinelli, per far arrivare un mostro da 17 kg in garage, ma questo è qualcosa di cui probabilmente parleremo più avanti.
Parliamo della Cube Acid. Voglio premettere che non faccio il crosscountrista da anni, ma di bici ne ho cavalcate parecchie, la mia opinione quindi è da prendere un po’ con le pinze.
Il modello come tutti già sapete è il 2012 in versione grigio-blu, è disponibile anche in bianco e nero e anche nelle versioni 29″ di ambedue i colori. Ho optato per questo colore perchè ogni straccio di Cube che si vede in giro è bianco e nero, e volevo essere un po’ più alternativo. Ho sostituito subito i pedalacci forniti di serie con dei Crank Brothers 5050 3 versione Las Vegas (gli unici in nero e azzurro), lo stem Easton (molto leggero, 150g) ha lasciato il posto ad un massiccio Hussefelt più corto di 3 cm (chi mi conosce sa che non amo andare oltre i 6 cm di attacco, amo le bici reattive), e poi le manopole originali le ho sostituite con le Crank Brothers Cobalt. Cominciamo appunto parlando di quest’ultime, con le quali mi sono trovato davvero male, le manopole sono di tipo Lock-On, ma a differenza di tutte le altre il punto di fissaggio dove c’è la vite a brugola sporge dal diametro della manopola, che in qualche modo, con i guanti o senza, da un fastidio tremendo alle mani, senza contare che l’anello anzichè essere totalmente in metallo è in plastica con gli inserti in metallo, e la plastica all’esterno è grezza e spigolosa, e, come se non bastasse, il grip della manopola non è in gomma ma in spugna, non sapevo di questa cosa quando le ho ordinate, ho provato comunque a montarle nonostante la delusione una volta arrivato il pacco, ma è ora di rimontare le originali in attesa di trovare di meglio.


Parliamo ora della bici in sè. Muovendosi sull’asfalto da la sua bella sicurezza, i copertoni a dir poco immensi per la categoria (Schwalbe Smart Sam da 2,25″) ci danno l’impressione di passare sopra tutto & tutti, impressione meno rassicurante invece la danno l’accoppiata mozzi e freni a disco, entrambi Shimano fuoriserie, niente scrittine XT o Deore su questi, ero abituato a vedere quei bei mozzi fatti a CNC belli massicci a flangia larga, ma qui abbiamo flangia bassa e la piastra che tiene su il disco è più sottile del disco stesso, e non è neanche un pezzo unico insieme al mozzo, si svita (credo) tramite una ghiera. I freni hanno i dischi molto piccoli, e le pinze sono altrettanto piccole, e infatti in lunghe discese è facile portarli al limite, come è successo a me un paio di volte.
Parliamo della forcella anteriore, la Rock Shox Recon è un modello entry level un po’ come tutto il resto della bici, ho la possibilità di bloccarla con un controllo remoto collocato sul riser, molto comodo per le salite o quando si gira in città. Quando la “sleghiamo” (termine appropriato, pensando al filo che si sgancia quando attiviamo lo sblocco dal manubrio) sul terreno sconnesso fa il suo bel lavoro, finora non sono mai arrivato “a pacco”, ossia a fine corsa, per quanto comunque ci abbia dato dentro e provato ad accennare qualche saltino. Unica cosa che mi preoccupa è la pretaratura, con il mio dolce peso (95 kg) perdo almeno 3 dei 10 cm di corsa quando salgo sul mezzo per pedalare, appena potrò gli farò dare una gonfiata, anche se il negoziante mi aveva assicurato di averla settata secondo il mio peso.
Gruppo cambio anteriore/posteriore: la prima cosa su cui cade l’occhio sono i due pignonazzi più grandi sul posteriore, non ho contato i denti, ma saranno circa 24 e 28, immaginiamo che la moltiplica più piccola davanti è da 24, facciamo subito due conti. Difatti questo rapporto molto alleggerito mi ha consentito in molte situazioni di poter proseguire rimanendo in sella anzichè scendere come hanno fatto gli altri. Il deragliatore anteriore impostando il rapporto più duro toccava sulla catena, ho dovuto ritararlo io a mano, io che con i cambi di esperienza sono praticamente a zero. Per il resto il deagliatore XT posteriore pare che faccia il suo sporco lavoro li dietro, anche se su terreno sconnesso lo sento spesso lamentarsi, ma penso che sia normale.
Una nota negativa che voglio sottolineare su tutti sono i copertoni di cui ho parlato prima, appunto imponenti e rassicuranti alla vista, ma facendoli rotolare si vede il vero valore della gomma. Difatti su terra si comportano in modo mediocre, niente di eccezionale, fanno il loro lavoro, sulla ghiaia perdono cm su cm di aderenza, ma questo penso che sia un problema di un po’ tutti i copertoni, mentre sulle pietre umide o meno si rivelano praticamente nulli, e quindi abbastanza pericolosi, sull’asfalto poco scorrevoli (in discesa si tocca un max di 55 km/h e in curva molto spesso non serve nemmeno frenare). Che dire, non vedo l’ora di cambiarli, e metterli su neri anzichè grigi, che darebbero alla bici un aspetto molto più aggressivo secondo me.
Il telaio. Beh, che dire del telaio, per quanto ne posso capire io non posso dire che questo telaio che è meglio di un altro, posso al massimo dire che è più bello. Una cosa che però voglio dire, sempre esteticamente parlando, è il livello di rifiniture del telaio e le differenze con i modelli superiori. La Reaction che è il modello che costa circa 400 euro in più ha la congiunzione tra foderi superiori del carro e piantone “chiusa” fino al ponticello, come se fosse un pezzo unico, mentre la mia ha i classici due tubi saldati al piantone e relativo ponticello libero. Non fa alcuna differenza sulla geometria della bici una soluzione del genere, però una volta vista la Reaction dal vivo mi sono reso conto di quanto sia un compromesso la mia, anche nel telaio stesso che avrei giurato avesse differenze minime.

Concludendo, ho elencato una serie di difetti che superano di gran lunga i pregi, non perchè pregi questa bici non ne abbia, ma perchè la natura umana fa si che quando va tutto bene non ci accorgiamo di nulla, ma ci lamentiamo solo quando qualcosa non va come vorremmo. Mi sento comunque in dovere di dire che come feeling questa bici è ottima, il riser largo da 680mm (neanche poi troppo largo) con attacco oversize rende possibile governarla in ogni situazione, oltre al senso di sicurezza che un manubrio da 26 non mi darà mai, per non parlare del backsweep del riser stesso, l’inclinazione che ha verso l’alto in poche parole, non riesco a capire perchè ancora fino a 5 anni fa questa inclinazione era verso il basso, orribile.
Quindi, se volete una MTB e avete in tasca 800 euro va benissimo la Acid, ma se per sbaglio ve ne avanzano altri 3-400 date un occhiata alle LTD e Reaction, sono in ogni caso soldi spesi bene!

Epopea del mio acquisto di una MTB – Final Chapter!

Siamo rimasti in quella situazione di stallo, dove aspetto la chiamata del negoziante per andare a provare la bici. Nel frattempo sale la prima febbre dello smanettone, comincio ad adocchiare qualche pedale qua e la perchè gli originali (il modello immediatamente superiore viene già fornito senza pedali, potevano risparmiarsi il disturbo anche sulla mia) fanno pena e tanto, e visto che devo raggiungere un minimo d’ordine aggiungo qualcosina, ma ne parliamo a pacco arrivato, sarà meglio vederla montata la roba..:D

Passa tutta la settimana, l’impazienza diventa qualcosa di lacerante (sono così, il titolo del blog non è messo li a caso), così mi organizzo per oggi pomeriggio di farmi accompagnare al negozio a buttare l’occhio, magari si sono dimenticati, magari il tipo è in ferie e la bici è li, magari…

Trovo un altro giovane e gli illustro di nuovo la cosa, gli spiego che ho più o meno ordinato questa bici e concludo la performance facendo lo spelling del mio cognome in tedesco perchè non trovava il nome sul pc.

“Bene, la bici è già qui, andiamo giù a controllare se è tutto ok”

Difatti la bici c’è, è li che mi aspetta, anzi, mi ha sempre aspettato, il commesso iniziale non si era accorto di averne una ferma li, avrei potuto portarmela via da subito. Facciamo due prove fuori e poi mi fa rientrare, per fare bene i conti mi dice. Mi chiede quali accessori vorrei, chiedo subito il portaborraccia in tinta, che riesce a trovare e ci infila una borraccia marchiata da loro.

Facciamo i conti quindi, prezzo bici + 11 euro di portaborraccia, poi tira una riga e mi sconta 60 euro. Caccio il grano, stretta di mano e mi porto via la bici allo stesso prezzo del web.

Che dire.. Anzi, si che c’è da dire, ho promesso dei nomi. Allora il negozio che mi ha straservito bene è Sanvit di Appiano (BZ), organizzati benissimo, esposizione enorme e professionalità infinita, sembra quasi l’azienda dove lavoro io. Poi se ci mettiamo lo sconticino finale senza aver chiesto nulla, direi che sono i migliori. Una nota positiva la do anche a GambaCicli, che mi ha risposto in tempi brevissimi, ma ovviamente avendo il negozio sotto casa ho fatto la scelta che mi conveniva. E adesso arrivano le palate, quel negozio che non ha ancora risposto alla mail, quel negozio che si permette di snobbare una vendita del tipo ordini, monti, incassi e ciao, questo è Muwi Bike di Comano Terme (Tn), ci ero già stato tempo fa, tante cosette interessanti e colorate, ma quando i commessi raccontano balle più grandi del negozio da fastidio e tanto, ma per questo mi sfogherò un altra volta.

Bene, il mezzo quindi è questo, la foto è presa da Instagram perchè non ne ho fatte di meglio dalla foga di usarla, ma appena farò il primo upgrade ne farò di serie!

L’epopea del mio acquisto di una MTB (Parte seconda)

Siamo rimasti al punto quasi di partenza, non so ancora la misura e non so ancora dove acquistare. Nel frattempo valuto qualche marchio più rinomato su quel segmento di prezzo li ma come componenti non ci siamo, certo, se mi metto a guardarle ancora un pò mi vien voglia di predere quelle di gamma superiore.

Mentre Negozio N.4 non mi ha ancora risposto alla mail, decido di punto in bianco di tornare da Negozio N.3, con l’intento di trovare la mia taglia e sapere se ordineranno la mia misura. Ovviamente sono anche curioso di sentire come si comporteranno con me. Per colpa del traffico arrivo li a 10 minuti dalla chiusura, e ovviamente i commessi sono tutti occupati. Poco male, nel frattempo guardo, tocco, smanetto e valuto anche qualche alternativa. Aspetto parecchio, tanto da stufarmi di toccare e smanettare le bici dello show room, fino a quando vengo servito, ormai sono le 7 e 10. Lavoro in un negozio anche io, quindi premetto subito al commesso che voglio solo sapere due cose senza fargli perdere troppo tempo, ma invece lui si prende tutta la calma di servirmi. Gli spiego che mi piace quel modello e quel preciso colore, e che lo vorrei uguale della mia taglia. Mi spiega che di quel colore hanno appunto solo quel modello li perchè è arrivato per errore, ma vede che può fare per me. Mi fa togliere le scarpe e mi prende le misure, poi consulta la tabella e mi dice con forte accento tedesco: 18″, forse è anche meglio 20″. Andiamo al piano di sotto per controllare la disponibilità, 18″ in consegna non certissima in settimana, per il 20″ bisogna aspettare il 20 agosto. Alternativa in altro colore disponibile praticamente subito.

Mi dice che ordina il 18″ senza chiedermi alcun acconto, lo metteranno in esposizione e appena ce l’ha mi chiama per vedere se ci stiamo dentro come misura. Poi viene fuori un problema al computer e forse non riesce a farmela avere, le solite scuse ho subito pensato. Gli lascio il numero e vado a casa, semisoddisfatto per il momento, valutando di prendere in extremis l’altro colore.

Arrivato a casa mi guardo in tutti i dettagli le foto dei due modelli dei due colori diversi, cercando di farmi piacere quel nero-bianco anzichè grigio-blu. Poi, visto che ormai ci sono, provo a mandare un altra mail, ad un noto rivenditore online di MTB. La mail tra una cosa e l’altra la invio dopo la mezzanotte.

La mattina dopo alle 7 e mezza insieme alla sveglia squilla il telefono per l’arrivo della email di risposta (!!!) dove mi dice che il modello è disponibile. Chiedo modalità di pagamento e spese di spedizione, e ricevo una mail entro un altro paio di ore. Nello stesso momento mi chiama il ciclista del Negozio N.3, mi dice che è riuscito a ordinare la bici, a giorni ce l’ha e mi chiama.

Niente balle quindi, Negozio N.3 si è rivelato professionalissimo e disponibile, nonostante la richiesta di ordinare qualcosa che non hanno (spesso tendono a rifilare i modelli che hanno in casa) e l’orario balordo, mentre il N.5 è stato molto veloce nelle risposte, oltre che ben fornito e disponibile. Ovviamente devo optare per il N.3 dato che è vicino a casa e posso ritirare di persona. In ogni caso ancora non ho la bici in mano quindi non è detta l’ultima parola. Credo che nella prossima parte dei questa saga rivelero 2 nomi di  rivenditori che mi hanno colpito positivamente e sicuramente 1 che sconsiglierò.

Il modello che sto bramando ormai da qualche settimana è questo:

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http://www.cube.eu/hard/comp/acid-greynblue/

L’epopea del mio acquisto di una MTB

Sapevo che mi aspettava un giro dei soliti noti negozi, sapevo che avrei visto i soliti numeri dei rivenditori.

Dopo un po’ di ricerca in rete sono riuscito a decidere il modello di MTB che voglio acquistare, e dato che i prezzi dal web al negozio di differenza hanno poco e niente, comincio a farmi un giro di persona per vedere colori, taglie, disponibilità.

Mi sono fissato un budget di poco inferiore ai 1000 euro, non sono pochi per iniziare, ma neanche molti per avere un mezzo discreto e senza compromessi, che non sembri una bici da supermercato o da bottega sotto casa per intenderci.

Primo negozio: passavo per caso per degli accessori, visto che ci sono chiedo. Telai e bici di marche mai viste, alcuni anche accattivanti esteticamente e in carbonio, ma montati da cani come componenti. E’ la mia prima MTB seria posso dire, ma di componenti credo di capirne ancora qualcosa. E i prezzi sono esorbitanti, andiamo dai 1200 ai 3000 euro, per bici che appunto non ho mai sentito parlare e ricoperte di polvere.

Secondo negozio: chiedo che cosa offrono come MTB su una determinata linea di prezzo, essendo un amico uno dei due soci del negozio mi fa vedere un modello un pò più costoso ma con un notevole sconto arriviamo nel range di prezzo da me deciso. Parliamo però di una bici di una nota marca di biciclette da città di cui non farei il nome, e sinceramente infilarmi in mezzo al bosco tra Cannondale, Specialized e via dicendo con un ferro del genere non mi sembra proprio il caso. Inoltre vedo attacco manubrio e reggisella Zoom, e qualche altro compromesso qua e la. Ed ecco che parte la filastrocca carismatica del venditore: “No sai, questo è un marchio che esiste da 100 anni, questi ti danno la qualità, non come xxx che paghi il nome e poi non ti da nulla, quelle sono bici per fighetti..” 1. La bici che avevo adocchiato inizialmente su quella cifra offre molto di più, quindi direi che non si paga solo il nome, o forse i 100 anni della tua si fanno pagare di più. 2.La bici che mi stai proponendo ha i colori di una Bottecchia che ha un ragazzino delle medie che usa per andare a scuola. Ci penserò, grazie e ciao.

Terzo negozio: rivenditore della marca che avevo adocchiato, il prezzo è buono, ma c’è un problema: sono tedeschi. Tedeschi di qui, ma tedeschi duri, di quelli che se sei italiano potrebbero non rivolgerti neanche la parola, e parto da casa già scettico sulla cosa. Non sono razzista, vivo in Alto Adige da quando sono nato, lavoro in un azienda tedesca, ho clienti tedeschi tutti i giorni e ho imparato il tedesco necessario per lavorare e lo miglioro di giorno in giorno, ma appunto vivendo in questo ambiente ho capito che ci sono tedeschi e tedeschi, appunto. Il negozio è imponente e si divide in 3 piani, dove vedo il modello e il colore che vorrei, me la guardo, la tocco, ci smanetto, ma non arriva nessuno. Un commesso sembra impegnato con due ragazzini più a chiacchierare che per servirli come clienti, e l’altro sta seduto in scrivania davanti al computer come se dovesse firmare un contratto milionario con un cliente. Insomma sto mezz’ora li fermo ad aspettare e comincio a credere di essere trasparente. Si vede che i soldi italiani come dicevo prima gli fanno schifo. No dai, facciamo finta che i commessi erano realmente impegnati, passerò nuovamente la prossima settimana, se non prenderò la bici almeno uscirò di li con le idee chiare sulla taglia esatta da ordinare.

Quarto negozio: Piccolo botteghino ambizioso in una valle del Trentino, scritte colorate, grafiche eccentriche e modelli accattivanti esposti lo fanno sembrare un negozio importante, ma scambiando qualche parola con il commesso l’ultima volta che ci sono stato non mi ha dato proprio questa impressione. Vabbè, sul loro sito hanno quel modello, quel colore e a quel prezzo. Quindi mi tiro giù l’indirizzo email e gli scrivo chiedendo appunto la disponibilità ed eventuali tempi di consegna, insomma, se ce l’avete vengo, la pago e me la carico. No, non risponde. Credo che i commenti sul saper vendere a questo punto diventato più che superflui.

Ho evitato altri negozi locali dato che mi sono impuntato ormai su questo modello, ma proverò comunque a passarci a titolo informativo, giusto per aggiornare il post.

Per avere questo modello rimangono un negozio a 20 km da casa mia e due siti online che spediscono gratuitamente e tutti e tre hanno lo stesso prezzo, la missione di ora è scoprire la taglia giusta per me, dopodichè dato che il prezzo è uguale da tutti facciamo che chi si comporta meglio venderà una bici in più questo mese!

Ovviamente sarete aggiornati, pubblicherò il nome del negozio da cui acquisterò la bici e il modello una volta comprata!