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“Odio i ciclisti”… Nel 2016 ancora con sta storia??

Con l’avvicinarsi della tappa nr.15 del Giro d’Italia, ho proposto agli amici di andarci a vedere la cronoscalata a Siusi, facendo contente le consorti con un successivo giro sull’alpe. Uno degli amici mi boccia la proposta dicendomi seccamente “ODIO I CICLISTI”, spiegandomi che per lui sono tutti fanatici e antipatici. La cosa mi ha fatto un po’ pensare, lui da giovanissimo faceva correva con la bici da strada, suo papà pure, il quale gli avrà trasmesso questa cosa, e probabilmente gli ha trasmesso quella idea di ciclismo degli anni 90-00 quando forse si, l’ambiente era probabilmente più esagerato di ora.

L’avvento dell’alluminio e subito dopo del carbonio ha dato possibilità a molti fanatici di sfoggiare prima una e poi l’altra tecnologia di prodotti ai ritrovi, erano gli anni dove il ciclista medio difficilmente aveva meno di 40 anni, ed erano arrabbiati con il mondo. Tutto il polverone mediatico sul doping ha fatto passare anche la voglia a tanti appassionati di seguire il ciclismo professionale (non che ci sia stato solo in quegli anni, ma c’è stato più polverone). A dire la verità era un ambiente che non piaceva neanche a me.

Oggi è diverso. Cicloturisti, stradisti, ciclisti fissi, amanti della bicicletta in generale: negli ultimi anni la bicicletta sta vivendo l’ennesima giovinezza, e questa volta sono molti di più i giovani che si avvicinano al ciclismo, e spesso (e per fortuna), più ignorantemente. Non gli interessano gli anni che furono con questo e quello che correva con la leva del cambio sul carro, non gli interessa l’acciaio, l’alluminio, il carbonio. Gli interessa solo pedalare, e più lo si fa meglio lo si fa. Ci si saluta quando ci si incrocia, ci si aiuta tirandosi a vicenda e ci si ringrazia alla fine, ci si scambia quattro battute nelle aree di ristoro, si fa amicizia.

La generazione che ci ha preceduto non ha mai fatto niente di tutto ciò. Se uno passa avanti si accende già la competizione, se uno passa troppo veloce volano le parolacce, non si ringrazia mai per la scia ma guai ad attaccarsi a una delle loro ruote.

Durante i miei allenamenti ogni tanto guardo in faccia i ciclisti che incrocio, c’è chi ha un sorriso stampato in faccia mentre pedala, c’è chi fa un cenno col capo, chi alza le dita dal manubrio per salutare. Il pregiudizio non c’è, non vieni giudicato perchè stai usando la bici del supermercato o la divisa di decathlon. Nel caso si corra in fila ci si fanno i segnali in caso di persone ferme o lente sulla carreggiata, tombini o irregolarità.

Ricordo solo qualche anno fa di aver litigato con qualcuno perchè mi sono permesso di fare un sorpasso in fissa a due ciclisti, con tanto di insulti perchè pedalavo una bici che non era come quella da corsa che avevano tutti gli altri. Per non parlare delle provocazioni dalle squadre in MTB che uscivano in allenamento, con una skiddata stava per scatenarsi una rissa.

Sono due anni che per le strade vedo un bel ciclismo, che pedalo un bel ciclismo, che vivo un bel ciclismo, grazie a persone che la vedono come me, senza pregiudizio, gelosia e voglia di contendere a tutti i costi, e questo grazie alle persone che incrocio tutti i giorni che la pensano come me.

Così mi sento di concludere questo piccolo sfogo con una frase dal timbro quasi messianico: Continuate ad essere quello che siete, abbandonate quello che erano quelli prima di noi, pedalare vi renderà liberi!

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Pulizia e rinnovi.

Sono entrato nella cartella Fixed dei bookmark sul mio browser e ho cominciato ad uno ad uno a controllare i vari siti. Di quella lista ormai ne è rimasto un terzo, tutti gli altri sono abbandonati o cancellati. Dire che la moda è ormai passata è una cosa brutta, ma di certo ha influito molto. Da quando sono entrato in questo ambiente sono passati 3 anni, mi sono passato 4 telai e quest’anno, dopo essermi sistemato finalmente i legamenti ho deciso di farmi il regalo più grande, il quinto e (spero) ultimo telaio.

Tutto è nato in un inutile pomeriggio di marzo, quando il mio collega con il suo Mash mi chiede consiglio per risolvere un problemino con un rumore che sente da non so dove causato da non so cosa. Con la scusa salgo in sella di questo bolide per provarlo, e per quanto la mia fissa vale un terzo di quello che vale quel Mash montato, non ne sono mai stato invidioso, fino a quel momento. La prima cosa che noto è come la pedalata va direttamente sulla ruota, una minima spinta di pedale viene scaricata direttamente a terra, a differenza del mio Gazzetta che da l’impressione di mangiarsi mezza pedalata solo in oscillazioni. Poi c’è la rigidità del telaio e il resto, insomma si nota subito che è un mezzo fatto per correre.

Comincio a fare due conti, do via Gazzetta e Dolan e mi faccio un Vigorelli e lo uso sia per uso urbano che crit, poi ci penso: ma il colore? Bianco che ce l’hanno tutti o nero che sembra una bici tutt’altro che personalizzata? E con quello sloping che proprio non sopporto come la metterò? A sto punto visto che voglio fare le cose bene spendo 150 in più e mi faccio un Histogram.

Comincio a farmi un immagine di questo Histogram di come sarà, che alla fine diventerebbe come quello del collega, anche perchè gli ho consigliato io come assemblarlo. Vabbè, amen, la bici la uso per conto mio, che male c’è.. Finchè non scopro che gli Histogram di quel colore e a quel prezzo sono totalmente terminati, e non c’è verso di averne uno se non con la nuova colorazione ad ulteriori 150 euro in più.

Faccio un offerta folle al mio collega, perchè so che è più folle di me, io gli do 600 euro (!!) per il suo telaio così lui aggiungendo il resto si può acquistare la nuova colorazione. Ci ha pensato, ci ha pensato davvero molto (chiunque mi avrebbe mandato al diavolo) ma alla fine ha rifiutato, per mia fortuna. Decido di andare sul personalizzato, penso in primis a Dodici, Vetta, Fag.. Faggin??? Ma certo! Perchè non ci ho pensato prima? Comincio ad informarmi su costi e tempi da un amico che so che ne ha uno, e visto che ci sono gli chiedo come si trova. Il parere è positivissimo sia per il telaio che per il rapporto che si ha con la famiglia Faggin durante la lavorazione, come del resto avevo già sentito da tanti altri.

Vada, un altro di quei pomeriggi dove non c’è nulla da fare al lavoro prendo il telefono e chiamo per vedere di che morte morire, cominciamo a parlare di tempi, particolari meccanici, geometrie e tanto altro. Morale della favola vado a spendere 400 euro in più di quanto avrei speso per un comunissimo Vigorelli, ma è ovvio che qui si parla di un telaio fatto con una mano che andrò a stringere quando lo ritirerò, non da un cinese sottopagato dall’altra parte del mondo, e tutti gli accorgimenti tecnici che ci sono non sono per marketing ma per funzionalità, per non parlare delle specifiche personali che ho potuto applicare.

Non voglio dilungarmi di più in dettagli su come sarà e come lo monterò, di certo farò in modo che il montaggio sia degno di un telaio di questo calibro, e punterò tutto sulla massima rigidità. E ovviamente in questi due mesi preparerò anche la gamba per essere degna di cavalcare un missile simile!

Alleycat: Fakenger Guerrilla 2 – Verona 14.09.2013

 

 

Il mio ginocchio è a livelli che lo guardi ed esce, l’allenamento è quel che è (quindi niente) a causa del ginocchio, e visto che non posso sforzare più di tanto mi sono lasciato su il 46/17 per fare anche quest’alleycat, aggiungendo il freno (brakeless ci giro solo nella mia città, correre in città straniera è diverso, ma va sempre a coscienza).

Partenza da casa alle 10:40, tempo di andare in farmacia a procurarmi zuccheri e qualche barretta, a sto giro sono uscito di casa abbastanza minimale, niente ricambi e neanche pompa e camera d’aria perchè non li trovavo più, tanto, chissenefrega, non buco mai io. Prendo il treno da Bolzano e aspetto Gian e Peter che salgono da Trento.

Arriviamo li, ci procuriamo delle cartine fantastiche, piccole, lucide e che stanno facilmente in tasca, oro, mi sono detto, solo che guardandola bene mi accorgo che la parte di zona industriale sotto è tagliata, e l’anno scorso c’erano 3 check li. Andiamo a registrarci al baretto convenzionato e intravedo un paio di buste con i nomi di due vie, le cerco, non ci sono, guardo sul cellulare e sono proprio nella parte tagliata della mappa. Lo so, ho sbanfato, ma diciamo che ho recuperato il fatto che la mia mappa fosse incompleta, quindi per non usare spudoratamente il navigatore ho fatto due screenshot della mappa sul cellulare (ammazza che onesto) e ho deciso di provarci. La gara che intendevo fare era in solitaria, ho un rapporto troppo agile per stare dietro a chiunque, un ginocchio che non mi permetterà di fare grandi cose, e poi, me la voglio fare con la mia testa.

Infatti se avete mai corso un alleycat vi sarete accorti che qualunque tattica voi mettiate a tavolino una volta scattato il via se ne va a farsi benedire dalla foga di correre dietro a tutti gli altri. Può andare bene se trovi un local, può andare male se trovi gente che segue altra gente che poi magari la perde. Scatta il via, apro la cartina e mi segno tutti i check. La modalità di quest’anno è leggermente diversa dall’anno scorso: ci sono 5 prese e 6 (una era doppia) consegne da fare, ma si potevano fare più prese contemporaneamente dell’anno scorso, in più alcune tappe avevano un tempo massimo. Siamo rimasti in meno di 10 a scrivere, gli altri sono tutti partiti. Qualcuno mi chiede di attaccarsi a me ma non mi sono voluto prendere responsabilità. Parto, faccio il rettilineo e vedo già gente indecisa, urlo: “VICOLO CANNONE??” alla risposta affermativa faccio cenno di seguirmi. Meno male che non mi dovevo prendere responsabilità.

1.Tappa: doppia consegna, un pacchettino di caffè (che sembra droga) e una busta, da portare integri in due posti diversi. Il caffè è una consegna a tempo, la busta no. Si riparte subito e mi prendo del “local” vista la mia dimestichezza per le vie di Verona, ma spiego che non lo sono e che non mi assumo responsabilità, un gruppo si stacca per andare altrove, penso a portare la busta, io continuo per la mia, rimaniamo in 3. Uno dei due aveva un Dolan montato trasherissimo e girava brakeless, mi è piaciuto il suo modo di girare, l’altro un telaio azzurro che non ho visto bene. Facciamo la prima consegna e mi accorgo che passiamo in una via dove c’era un altra presa, qui siamo in quella zona che non è segnata nella mappa, ma ancora non avevo tenuto conto che si poteva prendere due consegne insieme. Tiriamo dritto e consegnamo, incontriamo un altro gruppo e quelli che sono con me vogliono seguire loro, io voglio fare l’altra presa, altrimenti se ci si allontana da qui tocca tornare dopo ed è una perdita di tempo. Alla fine andiamo tutti li ma ci sono incertezze. Apro il mio screenshot e ci sono, parto in solitaria, checkko e riparto. Riprendo via del Lavoro per ritornare in centro, e per chi non la conosce è una 8 corsie che porta da Verona Sud al centro, è l’unica arteria per entrare in città da quella zona e sono 2 km di rettilineo. E’ zona industriale e quindi l’asfalto non è dei migliori. Arrivo in fondo al vialone e trovo tutte le corsie intasate dal traffico, passo tra le macchine come nei video di Lucas Brunelle, mentre penso che sto facendo una gara a dir poco perfetta, se continuo così senza errori mi piazzo bene, mentre sento la gomma dietro che comincia a sgonfiarsi. E’ da dire che porto pompa e camera d’aria nello zaino anche quando vado a lavorare, e qui non ce l’ho. Dopo un po’ arriva il gruppo, grido, sbraccio, niente, il traffico mi sovrasta.

La foratura: cammino, cammino, cammino, chiedo info, cammino. Sono le 5 e mezza di sera e non c’è un negozio di bici aperto, trovo dei ciclisti sui 22-23 anni e chiedo se hanno una camera, anche pagando, mi dicono di no, e i borsellini sotto la sella ce li hanno. Vabbè, mi mandano da Chesini, un km e mezzo più in la, mi incammino pian piano. Intanto incrocio altri in gara, chiedo al volo e vengo mandato al diavolo. E’ anche giusto che ognuno si porti la propria roba, mona io che non l’ho fatto. Incrocio Peter e Gian che mi soccorrono, mi mollano camera e pompa e ripartono. In mezzo a pullman di cinesi e turisti vari mi metto a cambiare la camera d’aria proprio di fronte alle mura, e finalmente ritorno in sella.

Il resto della gara: ormai le speranze di fare bene sono svanite, cerchiamo almeno di chiudere dignitosamente. Mi ritrovo che mi manca 1 consegna e ancora una presa e consegna da fare, ma mancano 20 minuti alla chiusura, e devo arrivare a Castel S.Pietro e mi trovo senza forze nelle gambe, stanco morto e assetato ai piedi della collina. Faccio questa e poi basta, salgo fino in cima e consegno, mi danno un coupon su cui appiccicare il francobollo che stavo consegnando e avrei dovuto portarlo altrove, ma il tempo non me lo ha permesso. Raccatto su tutte le carte e scendo giù all’arrivo.

Gian e Peter sono al bar da un po’, sono arrivati un quarto d’ora prima di me e hanno completato tutti i check, devo dire che hanno fatto davvero una bella gara, un buon paio sono riusciti a fare un tempo minore del loro, peccato.

Tra i check c’erano angherie interessanti e stressanti come portare un pacco, timbrare un check in mezzo ad una piscina con i piedi in 15 cm d’acqua e chiudere la bicicletta pena sgonfiaggio delle gomme.

Niente premio al più lontano, niente premio all’ultimo, solo al primo e secondo out of town e al primo e secondo generale. Meno chiacchiere e più fatti direi. Correre in una città che la si conosce almeno in parte è una soddisfazione, almeno perchè quando apri la cartina sai già dove ti trovi, devi solo puntare l’obiettivo e pedalare. La foratura è stata una sfortuna ma mi ha insegnato a non sottovalutare mai nulla ed essere pronto a tutto sempre. Facendo due conti se non avessi forato avrei potuto fare anche l’altra consegna che non ho cominciato, ma non avrei potuto fare le due bonus, quindi è da dire assolutamente che ci vuole molta più gamba.
Correre un alley in tanti è bello, ma ricordate che quando seguite gli altri il vostro orientamento si spegne, e se non avete padronanza delle vie da metà gara in poi il cervello va in pappa e non capite più niente. D’ora in poi penso che me la giocherò sempre da solo con cartina alla mano, si perde tempo prima ma è tutto di guadagnato dopo.

Grazie a Niccolò e Pigozzi insieme ai ragazzi di Fixed Verona per l’organizzazione, ci becchiamo l’anno prossimo con ginocchio a posto e gamba allenata!

F.Moser Pro Evolution

Vi voglio parlare di questa bicicletta che ho appena finito.

Il progetto iniziale era una bici con un impatto visivo sobrio, un telaio a congiunzioni azzurrino stile Supercorsa Cinelli, cerchio a basso profilo a V silver, un riser con delle belle manopolone da poser infilate in un riser e dei mozzi Miche Pista che ho sempre sognato. Questa più o meno era la linea guida del mio progetto.

Poi le cose cambiano, a volte le spese non permettono di fare tutto quello che vorremmo, altre volte ci capita per le mani un occasione che non possiamo rifiutare e quindi un paio di cose bisognerebbe rivederle.

Difatti nella ricerca di un telaio ho valutato un pò di tutto, ma facendo un pò di conti andavo a spendere oltre 400 euro per il solo telaio, certo, un signor telaio, ma non era la cifra che avevo in mente di spendere.

Valuto quindi una conversione, avevo una vecchia Atala che avevo prestato in giro, ma quando mi ritorna mi rendo conto che il telaio poteva essere buono solo come appendipanni, forse neanche quello.

Quindi cerco una bici da corsa per fare una conversione, al volo mi appare un annuncio nella mia città, in pochi giorni mi porto a casa una bici convertibile per 120 euro, montata non troppo male.

Poi vado nel mio shop di fiducia e noto che nell’angolo dell’officina c’è un bel telaio viola a grafiche anni 90, F.Moser, montato su due cerchi in carbonio solo per non essere appoggiato per terra, e quando provo ad alzarlo per sentire il peso scatta il colpo di fulmine. Ad una cifra che non riferisco me lo porto a casa, comprensivo di movimento centrale e serie sterzo già montati.

Il telaio è un Dedacciai a tubazioni Zero Uno, a congiunzioni e non sono ancora riucito a capirne l’anno, le grafiche sono simili ai Forma e Leader, ma nessuno di questi ultimi è a congiunzioni e tantomento Dedacciai (solitamente erano Oria).

Per il montaggio avevo pensato a fare un tutto-italiano-east-coast, usando in prevalenza componenti veneti, ma alla fine ci volevano troppi soldi, ed è andata un pò così 😀

Ruote: Mozzi Miche Pista, Cerchi Ambrosio Balance, raggi Sapim Leader.

Guarnitura Prowheel Solid (vergognosa, lo so, ma è più dritta di tante altre blasonate guarniture che costano il doppio)

Pedali MKS Sylvan Track, Straps Bark personalizzati in arrivo

Reggisella Shimano Dura Ace AX

Sella Selle Italia Turbo

Pipa no name e riser Ergotec (anche qui siamo andati molto al risparmio) con manopole Oury (le metterò nere presto)

Pignone sempre e solo Miche e catena Taya (carina, con gli inserti neri tra una maglia e l’altra).

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Che fine faranno le convertite?

Alzi la mano chi di noi non ha cominciato ad andare in fissa su una bici da corsa convertita. Penso quasi tutti, a parte chi ha deciso di acquistare una Create per il loro basso costo, e se ce l’ha ancora, vuol dire che in fissa non ci va così tanto.

Da qualche settimana mi sono creato un nuovo account Facebook tirando dentro solo appassionati, amici, negozi e blog che parlano di bici fisse, un po’ per poter aprire fb e vedere solo cose che mi interessano, un po’ perchè così quando pubblico video o altro al riguardo non risulto noioso ai miei amici “non fissati”. Comunque, la scena fixed all’estero è vastissima, c’è gente che ci da dentro di brutto, come tanta altra gente che si fa una fissa per andare a lavorare o per andare in centro la sera.
Ma ho notato una cosa: di convertite all’estero se ne vedono pochissime, se non quasi nulla! Forse noi italiani siamo stati viziati bene da dei bei telai da corsa che abbiamo avuto in quegli anni d’oro solo qui o forse li la gente ha molti più soldi da investire per una prima bici.. Oppure i telai da corsa vintage sono già finiti, o chi li ha non li da via per pochi soldi.. O forse all’estero i forcellini semiorizzontali non sono così tanto cool e la gente vuole un telaio con i forcellini da pista subito, anche se poi come geometrie è pessimo!
In effetti si vedono tante belle bici e rinomatissimi telai italiani da pista all’estero, ma ci sono anche tante creazioni orribili e innominabili, montate in modo improbabile, forse a loro manca la dura e schietta scuola di FixedForum: metti le gabbiette, in bolla la sella, tira la catena, gira quella piega che così non se può guardà, togli quel freno dietro che non serve a una cippa!
In compenso si vedono compagnie intere di Mash e Vigorelli, tutti brakeless e sfrecciano in mezzo al traffico, invece da noi se ne stanno con la create bianca sotto il sedere davanti al duomo mentre parlano con il loro nuovo iPhone 4.

Grave Cat Race Treviso


Era una vita che volevo partecipare ad un alleycat, l’ultima che è stata organizzata a tiro era giusto nella mia città e non ho potuto esserci se non alla partenza per motivi di forza maggiore (donne..), e questa nonostante la distanza non me la sono voluta perdere.

Pianificazione teorica della giornata:

Ore 8:00 Sveglia
Ore 9:30 Partenza
Ore 12:00 Arrivo a PD da Nico e pranzo
Ore 13:00 Partenza per TV
Ore 14:00 Appuntamento per l’alleycat.

Reale svolgimento delle cose:

Ore 9:00 Sveglia
Ore 10:30 Inventario in garage per il kit foratura, attrezzi ecc..
Ore 10:45 Partenza
Ore 11:45 A metà strada mi dice Nico che non ce la fa a venire, di andare diretto la.
Ore 13:10 Arrivo al puntello e faccio un giro in zona per trovare cibo-bagno-piantina della città.

Arrivano poco alla volta anche gli amici di del DC/FX di Bolzano, e andiamo insieme a sbrigare le varie commissioni prima della partenza, per poi ritornare al ritrovo e trovare un marea di gente e bici. Fisse, convertite, da pista, artigianali, con ruotalibera, mtb, con freni e senza freni, da trick e anche da corsa, e ovviamente gente di tutti i tipi, hipster, punkettoni, skaters e ciclisti, che si mescolano in un miscuglio colorato di carne, gomma e metallo colorati visti dall’alto.

Dopo la lunga iscrizione (91 partecipanti) e la distribuzione di adesivi-maglia-cane per bere sale il buon Cento sul muro di cinta per spiegare le modalità della cosa. Tutte le scarpe destre in un sacco, al suo via si può prendere ognuno la sua e dirigersi verso la prima tappa. Io a causa di un primo falso allarme mi sono trovato in prima linea di fronte al mucchio di scarpe, dove intravedendo la mia in cima al mucchio mentre tutti sono distratti con un colpo di destrezza tocco la punta con il piede scalzo e faccio volare la scarpa sul mio piede. Al via me la alzo e me la trovo in mano, non che avessi fretta, tanto seguo la massa, ma prima mi levavo da quella montagnola puzzolente meglio era..

Prima tappa ovviamente allo shop che sponsorizza, lungo la strada uno sciame di bici e ricordo un vecchio che è uscito in strada a urlare chissà cosa in un veneto di altri tempi, mentre il resto della gente guarda sta marmaglia di gente strana che sfreccia in bici. Li ci viene consegnato il manifest, con tutte le tappe e da li comincia la caccia al tesoro. Partiamo praticamente per ultimi da quello che mi è sembrato, sembravamo gli unici forestieri. Prima tappa, palazzo di giustizia, slalom con delle BMX brakeless (e pesantissime) su dei birilli, c’era gente in panico come se fosse la cosa più difficile del mondo, arriva il mio turno che supero splendidamente attingendo dalla mia esperienza sui cerchi da 20″ e abbozzo anche il trick davanti a tutti, solito sborone.
La seconda tappa l’ho apprezzata molto: arrivati in zona cerchiamo dove sia il check point e vediamo dopo un po un paio di biciclette uscire dalla sbarra di un parcheggio coperto e il guardiano impazientito. Ci buttiamo dentro, chi nel frattempo scende ci fa sapere che il check è al settimo piano, daje di gamba. Una volta arrivati in cima la prova sta nel gonfiare un palloncino e scoppiarlo. Facile. Si certo!
La terza tappa consiste in uno slalom tra gli alberi in un parchetto, e la quarta in un taglio di capelli, che rifiuto per decenza, vie e posti mi sono ancora ignoti, ho spento il cervello e acceso le gambe, seguendo il gruppo di amici.
Consegna di nuovi check e si riparte, varie tappe consistono nel segnare tra due bottiglie con mazza e palla da polo stando in equilibrio sulla bici, farsi scrivere su braccia e/o faccia e fare delle capriole per terra come dei perfetti cretini. Fino a qui tutto bene, a parte le innumerevoli inversioni a U perchè la segnaletica li è quello che è. Il gruppo si affievolisce sempre più, finchè in preda all’acido lattimo (io almeno) ci mettiamo alle calcagna di un local, e quindi seguendo lui ci concentriamo solo sulla gamba. Ho bisogno di zuccheri, datemi uno Snickers, Mars, Twix, qualcosa. Arrivamo al check che consiste nel trangugiare un numero indefinito di alcolici.. Tiro giù tre mezzi bicchieri di amaro come se fosse una benedizione e riparto, ma dopo 500 metri fa effetto l’alcool e barcollo, rischiando di travolgere una intera famigliola in bici e finisco sulla corsia opposta. Il gruppo che era già lontano per inseguire il local sparisce dietro la curva, inutili sono stati i fischi da capotreno di Bark per farmi riprendere le loro tracce, faccio dietrofront e mi fermo in una pasticceria che avevo visto sulla strada. Prendo un pacchettone di Ringo e riparto, impostando il navigatore e infilandomi l’auricolare, funziona alla grande, solo che mi ha fatto fare un giro allucinante e seguendo solo la voce c’erano grosse difficoltà. Lungo la strada mi passa un gruppo che saluta come tutti gli altri, e qualcun mi chiede qualche Ringo che gli allungo con piacere. Non li seguo perchè non sono sicuro che andiamo allo stesso posto, così vado per i fatti miei perdendomi, rendendomi conto solo dopo mezz’ora di girare intorno al check, lo faccio e riparto, dopo 800 metri eccomi arrivato all’arrivo. Alla fine mi sono perso a soli 2 km dall’arrivo, mi sono posizionato al 68esimo posto, se avessi tenuto sarei arrivato circa al 28-29..

Mi sono divertito un casino in ogni caso, l’unica cosa di cui mi pento è il non essermi portato A) qualche barretta energetica B)videocamera da casco per documentare il tutto.
Certamente non mi perderò più una qualsiasi di queste manifestazioni nel raggio di 250km dove mi sarà possibile farlo.

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PignoneFisso