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Si riapre stagione..

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Lo so, un ciclista serio non dovrebbe mai aprire la stagione come non dovrebbe chiuderla, ma quest’anno tra una cosa e l’altra mi sono trovato così preso da mille stupidaggini e così svogliato da fermarmi totalmente da ottobre a febbraio, nonostante mi ero preparato a dovere con abbigliamento ed equipaggiamento.

Prima settimana di caldo di febbraio, non voglio sentire ragioni e mi tiro giù dal letto a stento, mi faccio un caffè ristretto e comincio a ravanare nel cassetto dell’abbigliamento outdoor per trovare qualcosa di semiappropriato da mettermi. Va a finire che tra i 3 mesi di rilassamento hanno avuto un grave effetto sul girovita e tra le taglie sbagliate mi ritrovo a dover tirare fuori il classico completo estivo abbinando un paio di magliette tecniche che uso per il lavoro e una tutaccia anni 90 come strato minimo di protezione dal freddo. Ci sono 15 gradi in città, ha nevicato una settimana fa e oggi c’è il sole, non è freddo ma neanche caldissimo, imbrocco la bici e parto.
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Ho montato dei copertoni sulla MTB ancora più sottili, sono dei Geax da 2 pollici soltanto, con un profilo molto scorrevole che ho voluto montare per l’utilizzo in città in questi due mesi mentre aspetto il mezzo nuovo (ah, non ve ne ho parlato? Aspettate qualche giorno..:D). Infatti i primi 7-8 km di asfalto per arrivare nel bosco li percorro molto tranquillamente, conoscendo le mie pessime qualità di scalatore per questa prima uscita mi sono prefisso un tempo massimo pari al doppio del miglior tempo che facevo quando ero allenato in piena stagione, e, con mia sorpresa, senza neanche scannare troppo vedo che sono riuscito ad arrivare alla mia “boa” con solo una decina di minuti di ritardo, calcolando che arrivato in cima ho cominciato a trovare neve e ghiaccio, e il bosco era un vero e proprio pantano, in alcuni punti pianeggianti la ruota si infossava a dal punto da fermarmi totalmente, richiedendo una prontissima cambiata a favore di un rapporto quasi ridicolo e un energico colpo di reni per uscire fuori dai guai.

Ho voluto completare tutto il percorso fino in fondo, senza farmi scoraggiare dalle pessime condizioni del terreno. Trovo addirittura un gruppo di 15enni in scooter in mezzo al bosco a cui auguro ad alta voce di tirare dritto al tornante, qualche famigliola che si avventura a piedi nel pantano e nessun altro, solo io, l’unico pazzo che si avventura in un bosco ghiacciato in bici.

Alcuni tratti sono ghiacciati ancora, altri hanno del ghiaccio sciolto che si mescola con il fango sottostante, e se c’è una cosa peggiore del ghiaccio è proprio questi due tipi di ghiaccio che si alternano di metro in metro sotto ai nostri pneumatici. Un momento di tenuta pessima e un altro subito dopo di infossamento, quindi spingi per uscirne ma devi stare attento a non sbilanciarti per la lastra di ghiaccio che arriva subito dopo. Unica soluzione è andare spediti senza paura e fidarsi del proprio istinto, e, con un bel po’ di fortuna direi, sono riuscito a completare tutto il mio classico giro.

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Una sensazione splendida è quella di aver vinto contro il fisico diventato pigro dopo l’inverno, contro la montagna, contro la neve, il ghiaccio e il fango, e contro il freddo. Prima di uscire di casa ho avuto la pessima idea di togliere i parafanghi, quindi mi ritrovo al minimarket sotto casa a comprare un po’ di zuccheri vestito con una tuta anni 90 sporca di fango,con la faccia stravolta a girare per gli scaffali, tanto che il commesso mi corre subito dietro a controllarmi prendendomi per uno zingaro, poi quando ha visto casco, occhiali e guanti ha capito..

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Acqua, Terra e Fango.

Mi vergogno a dirlo ma  questo inverno ho fatto proprio l’italiano medio. Al primo freddo ho parcheggiato la bici in garage per favorire auto e scooter e di conseguenza fisico e portafogli ne hanno subito le conseguenze.

Il primo sabato di marzo ho deciso di darmi una smossa, breve pennichella dopo pranzo, caffè ristretto e via in sella, abbigliamento non proprio totalmente convenzionale, dato che l’invernale che ho acquistato l’anno scorso si è dimostrato inappropriato, così ho fatto un mescolone di roba da corsa, abbigliamento tecnico da lavoro e tutina della domenica, con tanto di pantalone infilato nel calzetto per non toccare sulla corona.

Essendo una gran giornata di sole tolgo anche i parafanghi, giusto per essere più sportivo, anche se non nutrivo molte speranze di arrivare in vetta (o meglio al punto dove solitamente mi fermo per poi tornare indietro) senza metterci almeno il doppio del tempo che ci mettevo quando ero allenato. Con un po’ di fatica e determinazione, invece, punto un rapporto e lo tengo per tutta la prima parte della salita, quella in asfalto su strada, che mi porta al paesino dove comincia il bosco. Sarà la temperatura di 10 gradi, sarà il rapporto forse troppo agile, ma non mi sento eccessivamente sudato e stanco, non mi sono neanche portato da bere, faccio due sorsi alla fontana e riparto.

Mentre salgo intanto penso che l’unico vantaggio che ho rispetto alle uscite precedenti potrebbero essere i copertoni, che ho ridotto di misura ulteriormente per poterli usare in città finchè non sarà pronta la bici da città, che sono appunto di soli 2 pollici contro i 2,2 pollici che avevo prima. Sembra quasi una bici da trekking con le ruote così sottili.

Sali sali e sali e mi ritrovo all’entrata del bosco. Fango, ghiaccio qua e la e nelle peggiori delle ipotesi ghiaccio e fango insieme, un miscuglio micidiale, perchè mentre uno ti fa incagliare la ruota, l’altro la fa scivolare. Oltre tutto per tutta la parte iniziale non c’è la ghiaia, inghiottita dal fango, e il terreno è tutto dissestato a causa di lavori in corso nella prima parte del bosco, quindi procedo con una certa cautela.

La cosa che rimpiango più di tutte è appunto aver tolto i parafanghi, mi sto infangando all’inverosimile, ma non voglio ne fermarmi ne tornare indietro, voglio fare tutto il percorso come se fossi in alta stagione. Il percorso infatti comincia a diventare sempre più difficile, arrivato in prossimità del primo lago che è per metà ghiacciato, si fa trovare una bella superficie di ghiaccio anche sul sentiero, che a volte è in pendenza laterale, un bel rischio di finire per terra, soprattutto quando ci sono radici o sassi da scavalcare, basta solo una mossa falsa per finire a terra senza rendersene conto. Ho fatto dei numeri da circo per non cadere e ce l’ho fatta, sono arrivato fino al solito posto dove faccio tappa e mi riposo un po’, ci sono dei giovani seduti su una coperta che se la raccontano, mentre dall’altra parte del lago c’è una coppia di giovani che si baciano a 10 metri dalla riva, sul ghiaccio.

E’ una bellissima sensazione essere di nuovo qui, il cuore batte forte per lo sforzo fatto, i polmoni si riempiono per bene grazie all’arietta frizzante e all’adrenalina che mi ha dato il percorso di oggi, mischiato alla sensazione di soddisfazione di avercela fatta senza troppi sforzi, infatti, guardando il gps, noto che ci ho messo solo pochi minuti in più del normale allenamento.

E’ ora di rientrare, rimonto in sella e con cautela rifaccio il percorso a ritroso facendo qualche variante per vedere in che condizioni è il bosco anche negli altri punti. Fantastico, questo posto è l’unico che mi trattiene dal fare le valigie ed andare a vivere da un altra parte, il solo sapere di poter prendere la bici e nel giro di un ora essere immerso nella natura a 360 gradi è qualcosa che potrebbe tranquillamente rimpiazzare una qualunque spiaggia per un amante dello sport di montagna.

Ovviamente al ritorno senza scendere dalla bici e senza scorciatoie si tira tutto fino alla fine, tirando nei soliti punti come avessi il diavolo alle costole, e più di una volta mi capita di infossarmi nel fango, dovendo scalare e pedalare energeticamente con dei rapporti ridicoli per venirne fuori, mettere un piede in mezzo a 15 cm di fango non deve essere una gran bella idea, motivo in più per uscirne il prima possibile. Ovviamente non contavo di uscirne fuori indenne, una volta ritornato sull’asfalto scendo dalla bici per vedere di che colore è diventata, e adesso capisco la soddisfazione che provano tutti quelli che vanno in ciclocross.

Altra cosa che ho imparato oggi: quando non hai voglia, non te la senti, non c’hai proprio passione.. Non pensarci, vestiti ed esci, vedrai che ti divertirai lo stesso!!!