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Acqua, Terra e Fango.

Mi vergogno a dirlo ma  questo inverno ho fatto proprio l’italiano medio. Al primo freddo ho parcheggiato la bici in garage per favorire auto e scooter e di conseguenza fisico e portafogli ne hanno subito le conseguenze.

Il primo sabato di marzo ho deciso di darmi una smossa, breve pennichella dopo pranzo, caffè ristretto e via in sella, abbigliamento non proprio totalmente convenzionale, dato che l’invernale che ho acquistato l’anno scorso si è dimostrato inappropriato, così ho fatto un mescolone di roba da corsa, abbigliamento tecnico da lavoro e tutina della domenica, con tanto di pantalone infilato nel calzetto per non toccare sulla corona.

Essendo una gran giornata di sole tolgo anche i parafanghi, giusto per essere più sportivo, anche se non nutrivo molte speranze di arrivare in vetta (o meglio al punto dove solitamente mi fermo per poi tornare indietro) senza metterci almeno il doppio del tempo che ci mettevo quando ero allenato. Con un po’ di fatica e determinazione, invece, punto un rapporto e lo tengo per tutta la prima parte della salita, quella in asfalto su strada, che mi porta al paesino dove comincia il bosco. Sarà la temperatura di 10 gradi, sarà il rapporto forse troppo agile, ma non mi sento eccessivamente sudato e stanco, non mi sono neanche portato da bere, faccio due sorsi alla fontana e riparto.

Mentre salgo intanto penso che l’unico vantaggio che ho rispetto alle uscite precedenti potrebbero essere i copertoni, che ho ridotto di misura ulteriormente per poterli usare in città finchè non sarà pronta la bici da città, che sono appunto di soli 2 pollici contro i 2,2 pollici che avevo prima. Sembra quasi una bici da trekking con le ruote così sottili.

Sali sali e sali e mi ritrovo all’entrata del bosco. Fango, ghiaccio qua e la e nelle peggiori delle ipotesi ghiaccio e fango insieme, un miscuglio micidiale, perchè mentre uno ti fa incagliare la ruota, l’altro la fa scivolare. Oltre tutto per tutta la parte iniziale non c’è la ghiaia, inghiottita dal fango, e il terreno è tutto dissestato a causa di lavori in corso nella prima parte del bosco, quindi procedo con una certa cautela.

La cosa che rimpiango più di tutte è appunto aver tolto i parafanghi, mi sto infangando all’inverosimile, ma non voglio ne fermarmi ne tornare indietro, voglio fare tutto il percorso come se fossi in alta stagione. Il percorso infatti comincia a diventare sempre più difficile, arrivato in prossimità del primo lago che è per metà ghiacciato, si fa trovare una bella superficie di ghiaccio anche sul sentiero, che a volte è in pendenza laterale, un bel rischio di finire per terra, soprattutto quando ci sono radici o sassi da scavalcare, basta solo una mossa falsa per finire a terra senza rendersene conto. Ho fatto dei numeri da circo per non cadere e ce l’ho fatta, sono arrivato fino al solito posto dove faccio tappa e mi riposo un po’, ci sono dei giovani seduti su una coperta che se la raccontano, mentre dall’altra parte del lago c’è una coppia di giovani che si baciano a 10 metri dalla riva, sul ghiaccio.

E’ una bellissima sensazione essere di nuovo qui, il cuore batte forte per lo sforzo fatto, i polmoni si riempiono per bene grazie all’arietta frizzante e all’adrenalina che mi ha dato il percorso di oggi, mischiato alla sensazione di soddisfazione di avercela fatta senza troppi sforzi, infatti, guardando il gps, noto che ci ho messo solo pochi minuti in più del normale allenamento.

E’ ora di rientrare, rimonto in sella e con cautela rifaccio il percorso a ritroso facendo qualche variante per vedere in che condizioni è il bosco anche negli altri punti. Fantastico, questo posto è l’unico che mi trattiene dal fare le valigie ed andare a vivere da un altra parte, il solo sapere di poter prendere la bici e nel giro di un ora essere immerso nella natura a 360 gradi è qualcosa che potrebbe tranquillamente rimpiazzare una qualunque spiaggia per un amante dello sport di montagna.

Ovviamente al ritorno senza scendere dalla bici e senza scorciatoie si tira tutto fino alla fine, tirando nei soliti punti come avessi il diavolo alle costole, e più di una volta mi capita di infossarmi nel fango, dovendo scalare e pedalare energeticamente con dei rapporti ridicoli per venirne fuori, mettere un piede in mezzo a 15 cm di fango non deve essere una gran bella idea, motivo in più per uscirne il prima possibile. Ovviamente non contavo di uscirne fuori indenne, una volta ritornato sull’asfalto scendo dalla bici per vedere di che colore è diventata, e adesso capisco la soddisfazione che provano tutti quelli che vanno in ciclocross.

Altra cosa che ho imparato oggi: quando non hai voglia, non te la senti, non c’hai proprio passione.. Non pensarci, vestiti ed esci, vedrai che ti divertirai lo stesso!!!

Allora, come va sto MTB? Cube Acid 2012 – Semi-recensione

E’ un po’ il mio timore quando faccio acquisti di un certo peso, probabilmente è il timore di un po’ tutti: e se poi non la uso e la abbandono in garage?
Ecco, diciamo che sono passate circa 5 settimane da quando ho comprato la MTB, e, dai, insomma, ci sto andando. 5 uscite complete nei fine settimana, 4 parziali la sera dopo il lavoro, caricando la bici in macchina e facendomi solo l’ultimo pezzo di salita (farla tutta a quell’ora sarebbe stato impossibile), e, quando chiami qualcuno per uscire trovi quasi al volo, a differenza della fissa, dove la gente scarseggia sempre.
La cosa che mi preoccupa oggi è questa: ho un Cinelli Gazzetta praticamente nuovo in garage che contavo di usarlo solo per i giri in compagnia il fine settimana che si ritrova li a prendere polvere, e una scimmia di farmi una bici da downhill che mi batte sulla schiena. Il che vuol dire che se questa scimmia prenderà spazio nella mente malata che mi ritrovo potrò vedermi vendere lo scooterone e il Cinelli, per far arrivare un mostro da 17 kg in garage, ma questo è qualcosa di cui probabilmente parleremo più avanti.
Parliamo della Cube Acid. Voglio premettere che non faccio il crosscountrista da anni, ma di bici ne ho cavalcate parecchie, la mia opinione quindi è da prendere un po’ con le pinze.
Il modello come tutti già sapete è il 2012 in versione grigio-blu, è disponibile anche in bianco e nero e anche nelle versioni 29″ di ambedue i colori. Ho optato per questo colore perchè ogni straccio di Cube che si vede in giro è bianco e nero, e volevo essere un po’ più alternativo. Ho sostituito subito i pedalacci forniti di serie con dei Crank Brothers 5050 3 versione Las Vegas (gli unici in nero e azzurro), lo stem Easton (molto leggero, 150g) ha lasciato il posto ad un massiccio Hussefelt più corto di 3 cm (chi mi conosce sa che non amo andare oltre i 6 cm di attacco, amo le bici reattive), e poi le manopole originali le ho sostituite con le Crank Brothers Cobalt. Cominciamo appunto parlando di quest’ultime, con le quali mi sono trovato davvero male, le manopole sono di tipo Lock-On, ma a differenza di tutte le altre il punto di fissaggio dove c’è la vite a brugola sporge dal diametro della manopola, che in qualche modo, con i guanti o senza, da un fastidio tremendo alle mani, senza contare che l’anello anzichè essere totalmente in metallo è in plastica con gli inserti in metallo, e la plastica all’esterno è grezza e spigolosa, e, come se non bastasse, il grip della manopola non è in gomma ma in spugna, non sapevo di questa cosa quando le ho ordinate, ho provato comunque a montarle nonostante la delusione una volta arrivato il pacco, ma è ora di rimontare le originali in attesa di trovare di meglio.


Parliamo ora della bici in sè. Muovendosi sull’asfalto da la sua bella sicurezza, i copertoni a dir poco immensi per la categoria (Schwalbe Smart Sam da 2,25″) ci danno l’impressione di passare sopra tutto & tutti, impressione meno rassicurante invece la danno l’accoppiata mozzi e freni a disco, entrambi Shimano fuoriserie, niente scrittine XT o Deore su questi, ero abituato a vedere quei bei mozzi fatti a CNC belli massicci a flangia larga, ma qui abbiamo flangia bassa e la piastra che tiene su il disco è più sottile del disco stesso, e non è neanche un pezzo unico insieme al mozzo, si svita (credo) tramite una ghiera. I freni hanno i dischi molto piccoli, e le pinze sono altrettanto piccole, e infatti in lunghe discese è facile portarli al limite, come è successo a me un paio di volte.
Parliamo della forcella anteriore, la Rock Shox Recon è un modello entry level un po’ come tutto il resto della bici, ho la possibilità di bloccarla con un controllo remoto collocato sul riser, molto comodo per le salite o quando si gira in città. Quando la “sleghiamo” (termine appropriato, pensando al filo che si sgancia quando attiviamo lo sblocco dal manubrio) sul terreno sconnesso fa il suo bel lavoro, finora non sono mai arrivato “a pacco”, ossia a fine corsa, per quanto comunque ci abbia dato dentro e provato ad accennare qualche saltino. Unica cosa che mi preoccupa è la pretaratura, con il mio dolce peso (95 kg) perdo almeno 3 dei 10 cm di corsa quando salgo sul mezzo per pedalare, appena potrò gli farò dare una gonfiata, anche se il negoziante mi aveva assicurato di averla settata secondo il mio peso.
Gruppo cambio anteriore/posteriore: la prima cosa su cui cade l’occhio sono i due pignonazzi più grandi sul posteriore, non ho contato i denti, ma saranno circa 24 e 28, immaginiamo che la moltiplica più piccola davanti è da 24, facciamo subito due conti. Difatti questo rapporto molto alleggerito mi ha consentito in molte situazioni di poter proseguire rimanendo in sella anzichè scendere come hanno fatto gli altri. Il deragliatore anteriore impostando il rapporto più duro toccava sulla catena, ho dovuto ritararlo io a mano, io che con i cambi di esperienza sono praticamente a zero. Per il resto il deagliatore XT posteriore pare che faccia il suo sporco lavoro li dietro, anche se su terreno sconnesso lo sento spesso lamentarsi, ma penso che sia normale.
Una nota negativa che voglio sottolineare su tutti sono i copertoni di cui ho parlato prima, appunto imponenti e rassicuranti alla vista, ma facendoli rotolare si vede il vero valore della gomma. Difatti su terra si comportano in modo mediocre, niente di eccezionale, fanno il loro lavoro, sulla ghiaia perdono cm su cm di aderenza, ma questo penso che sia un problema di un po’ tutti i copertoni, mentre sulle pietre umide o meno si rivelano praticamente nulli, e quindi abbastanza pericolosi, sull’asfalto poco scorrevoli (in discesa si tocca un max di 55 km/h e in curva molto spesso non serve nemmeno frenare). Che dire, non vedo l’ora di cambiarli, e metterli su neri anzichè grigi, che darebbero alla bici un aspetto molto più aggressivo secondo me.
Il telaio. Beh, che dire del telaio, per quanto ne posso capire io non posso dire che questo telaio che è meglio di un altro, posso al massimo dire che è più bello. Una cosa che però voglio dire, sempre esteticamente parlando, è il livello di rifiniture del telaio e le differenze con i modelli superiori. La Reaction che è il modello che costa circa 400 euro in più ha la congiunzione tra foderi superiori del carro e piantone “chiusa” fino al ponticello, come se fosse un pezzo unico, mentre la mia ha i classici due tubi saldati al piantone e relativo ponticello libero. Non fa alcuna differenza sulla geometria della bici una soluzione del genere, però una volta vista la Reaction dal vivo mi sono reso conto di quanto sia un compromesso la mia, anche nel telaio stesso che avrei giurato avesse differenze minime.

Concludendo, ho elencato una serie di difetti che superano di gran lunga i pregi, non perchè pregi questa bici non ne abbia, ma perchè la natura umana fa si che quando va tutto bene non ci accorgiamo di nulla, ma ci lamentiamo solo quando qualcosa non va come vorremmo. Mi sento comunque in dovere di dire che come feeling questa bici è ottima, il riser largo da 680mm (neanche poi troppo largo) con attacco oversize rende possibile governarla in ogni situazione, oltre al senso di sicurezza che un manubrio da 26 non mi darà mai, per non parlare del backsweep del riser stesso, l’inclinazione che ha verso l’alto in poche parole, non riesco a capire perchè ancora fino a 5 anni fa questa inclinazione era verso il basso, orribile.
Quindi, se volete una MTB e avete in tasca 800 euro va benissimo la Acid, ma se per sbaglio ve ne avanzano altri 3-400 date un occhiata alle LTD e Reaction, sono in ogni caso soldi spesi bene!